mercoledì 23 novembre 2016

Territorio e Costituzione

Segnaliamo il filmato del dibattito su "Territorio e Costituzione" tenutosi a Firenze il 16 novembre scorso, con Anna Marson, Antonella Tarpino, Tomaso Montanari, Tommaso Grassi, Modera Ornella De Zordo, riprese Giancarlo Venturi.

lunedì 10 ottobre 2016

Comunicato stampa


SAN SALVI A FIRENZE TRA RICHIESTA DI ORDINE E SPECULAZIONE IMMOBILIARE

Le proposte del Comitato San Salvi chi può


  In questi ultimi giorni il dibattito sul destino del Parco di San Salvi è tornato di grande attualità, soprattutto in chiave securitaria. La proprietà e alcuni cittadini, denunciando lo stato di incuria dell’area, di cui sono responsabili unici REGIONE – ASL – COMUNE, fanno riaffiorare le proposte di lottizzare per residenze private, se non addirittura per strutture turistico ricettive ad esse assimilate, i padiglioni più pregiati del complesso di San Salvi.
    In un articolo apparso sulla Nazione il 6 ottobre il direttore dell’ASL, Paolo Morello, annuncia la decisione di chiudere di fatto ai cittadini l’area di San Salvi, tranne che per coloro che lavorano e studiano al suo interno, che saranno ammessi dopo debita "identificazione" ai cancelli da parte di nuovi vigilanti. Ciò varrà anche per i bambini e le loro mamme diretti alla scuola elementare “A. Del Sarto”, che "dovranno qualificarsi" per varcare il cancello di ingresso.
    Per giustificare questa “serrata” si evocano ragioni di ordine pubblico e di tutela, le quali, se effettivamente comprovate, possono al massimo giustificare una sorveglianza più accurata su casi  anomali e sospetti che possono verificarsi nel perimetro di San Salvi, ma non certo legittimano l’interdizione del parco ai cittadini, certamente incolpevoli del degrado (cattiva manutenzione e abbandono) che caratterizza questo grande e prezioso polmone verde, causato piuttosto dall’inerzia pluridecennale delle istituzioni preposte. Un parco storico che il Piano Strutturale del Comune di Firenze destina a parco pubblico del Quartiere 2, e che, come tale, dovrebbe essere fruibile in ogni momento della giornata da parte di tutti i cittadini. La chiusura di San Salvi, a nostro avviso illegittima, viene invece motivata da Morello al fine di “qualificare e rivitalizzare" quest'area "che abbiamo deciso di non vendere”.
    Il fatto paradossale e incredibile di questa affermazione è che viene prontamente smentita dal medesimo direttore generale, che sconfessa se stesso in un articolo sempre del 6 ottobre, questa volta sulle colonne del Corriere Fiorentino, dove (malgrado tutte le smentite uscite nei giornali nei mesi recenti) si annuncia la vendita di due padiglioni interni al complesso monumentale e del grande edificio di “villa Panico”, come in parte previsto dal contestatissimo Piano Urbanistico Esecutivo approvato nel 2007.
    Due giorni dopo, l’8 ottobre, dalle colonne di Repubblica, i vari soggetti provano a mettere ordine nel bailamme creato confermando la vendita dei padiglioni destinati a residenza, anche tramite l’onnipresente Cassa Depositi e Prestiti o i salvifici (di se stessi) Fondi privati internazionali, contraddicendo anche le recenti proposte scaturite dal Processo Partecipativo su San Salvi.
    Un sospetto emerge, e cioè che tutto questa voglia di vigilanti e sbarre abbassate possa servire a confortare gli eventuali acquirenti, che a San Salvi non si scherza, le istituzioni sono presenti e che i futuri acquirenti della classe medio alta possono guardare con serenità il futuro. Governo dell’ordine pubblico in funzione speculativa!
    A dir la verità ci saremmo aspettati ben altro dalle istituzioni che dovrebbero rappresentare l’interesse dei cittadini.
    Il nostro Comitato propone, con procedura d’urgenza, di elaborare e pubblicizzare un PIANO STRAORDINARIO DI RECUPERO AMBIENTALE ED URBANISTICO dell’area che si fondi su alcune opzioni non negoziabili:
·       mantenimento della proprietà pubblica di tutta l’area di San Salvi;
·       le residenze annunciate non devono avere carattere speculativo ed esclusivo, ma è necessario prevedere forme di residenza sociale (vedi le numerose tesi di Architettura): cohousing, residenze temporanee, residenze per giovani coppie, autorecupero, ossia interventi a basso costo e in grado di alleggerire la domanda emergenziale di residenze;
·       convocazione di una conferenza allargata dei soggetti istituzionali e non, per definire le priorità dell’azione di rinascita dell’area e contemporanea elaborazione del Piano Straordinario di Recupero e conseguente avvio dei lavori di riordino dell’area con gli obiettivi di conservare la memoria dell’ex manicomio, valorizzare la vocazione collettiva e sociale dell'area, salvaguardarne il valore squisitamente ambientale.

    San Salvi deve diventare una priorità, sin da subito l’area deve essere resa agibile e ben curata, va ripulita e il verde deve avere l’attenzione necessaria, non abbiamo bisogno di guardie giurate ma di personale strutturato all'interno di un PROGETTO DI CURA PERMANENTE DEL PARCO, per permettere ai cittadini di frequentare e riappropriarsi di questo straordinario polmone di verde e di quiete urbana.


giovedì 7 luglio 2016

San Salvi: che fine fa il patrimonio pubblico

Segnaliamo il nostro articolo uscito su "La Città invisibile"

San Salvi: che fine fa il patrimonio pubblico

Passeggiare oggi per San Salvi stringe il cuore. Gran parte del complesso giace in uno stato di deplorevole conservazione, una condizione segnata da troppi anni d’incuria e aggravata dal ....
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lunedì 27 giugno 2016

Segnaliamo l'incontro sulla 'riforma' Franceschini svoltosi lo scorso martedì 1 marzo 2016: morte della tutela e svendita dei grandi musei i temi del dibattito organizzato dal laboratorio perUnaltracittà al Caffè letterario delle Murate in via dell'Agnolo a Firenze. Presenti Franca Falletti, storica dell'Arte e Tomaso Montanari, docente di Storia dell'Arte moderna, presenta Ornella De Zordo.
Articolo originale

L'intervento di Tomaso Montanari:

giovedì 2 giugno 2016

Segnaliamo il Comunicato Stampa del 1 giugno 2016 del Forum italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio - Campagna nazionale “Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori”


Molto grave e assolutamente da evitare che la modifica al “Decreto trasparenza” abroghi l’obbligo per le amministrazioni pubbliche di rendere note le proposte di trasformazione urbanistica prima che esse siano portate all’approvazione.

La rete delle oltre 1.000 organizzazioni che compongono il Forum nazionale “Salviamo il Paesaggio” (www.salviamoilpaesaggio.it) invita il Presidente della Repubblica e il Governo a rivedere con urgenza un punto fondamentale dello schema di decreto legislativo modificativo del D.Lgs. 14/3/2013 n. 33 (c.d. “decreto trasparenza”) approvato dal Consiglio dei Ministri il 16/5 u.s. e rubricato “revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza …”.
Ci riferiamo, in particolare, alla “trasparenza dell’attività di pianificazione e governo del territorio“, attualmente normata dall’articolo 39 del D.Lgs. 14/3/2013 n. 33, di cui pare esserne decisa dal Consiglio dei Ministri la sorprendente abrogazione dell’importante lettera b del comma 1 ....

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sabato 28 maggio 2016

Lunedì 30 alle ore 18.30 noi ci saremo. Vieni anche te?

Il disastro di Lungarno Torrigiani chiama direttamente in causa il Comune di Firenze e il suo massimo rappresentante, il sindaco Dario Nardella.
Il sindaco Nardella è chiamato in causa in quanto socio rilevante di Publiacqua, per le nomine che ha fatto in Publiacqua, per il ruolo non svolto di indirizzo, controllo e vigilanza non solo su Publiacqua ma anche sulle infrastrutture delle città. Ricordiamo che il sindaco ha la responsabilità sulla sicurezza e la salute dei cittadini.
Nardella, invece di assumersi di fronte alla città la responsabilità dei fatti, sta cercando "colpevoli" in strutture che lui per primo ha il compito di controllare e per cui deve rispondere!
Tutto questo tralasciando la buona manutenzione della nostra città e avvallando e sognando grandi opere, come il Tunnel Tav, che possono far crollare ancora di più la nostra fragile città.


Per questo CI VEDIAMO lunedì 30 maggio, perché il Comune e il sindaco Nardella si assumano con serietà le proprie responsabilità.

Segnaliamo intanto
Dopo la voragine sul Lungarno a Firenze
Sottosuolo fragile e sfruttato
di Vittorio Emiliani

Firenze crolla sul Lungarno, a pochi passi da Ponte Vecchio. Dicono che è tutta colpa di un grosso tubo dell’acquedotto: di ghisa e quindi vecchio, oppure di fabbricazione più recente? In ogni caso il risultato è impressionante. Ancor più impressionante però che appena due settimane fa un gruppo di intellettuali fiorentini - dall’architetto Giovanna Nicoletta Del Buono all’archeologa Lucia Lepore, allo storico Franco Cardini - abbiano sollecitato l’Unesco a inserire Firenze nell’elenco dei “siti in pericolo”. Del marzo del 2015 è un rapporto dettagliatissimo che costituisce un atto di accusa nei confronti delle ultime amministrazioni locali in specie della giunta di Matteo Renzi......
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venerdì 27 maggio 2016

Voragine​. Quale sicurezza idraulica​ a Firenze? L'allarme Mugnone​ ​

Riprendiamo

Voragine​. Quale sicurezza idraulica​ a Firenze? L'allarme Mugnone​ ​
«Attenzione a dove cammini: potrebbero esserci voragini e buche». Apre così – profetico – il volantino diffuso nei giorni scorsi dalla Protezione civile del Comune di Firenze in preparazione dell’esercitazione “Mugnone 2016”, che si terrà il 28 maggio prossimo in zona Romito-Statuto-Vittoria: una simulazione delle attività di soccorso necessarie in caso di tracimazione del Mugnone.
Forse in seguito a due esposti in Procura in merito alla pericolosità del nuovo ponte sul Mugnone da parte di alcuni cittadini residenti, il Comune mette le mani avanti. Troppo tardi: a lungarno ormai imploso la credibilità è perduta.Il pieghevole del Comune raccomanda inoltre di non trovarsi nei sottopassi durante le alluvioni. Comportamento difficile da tenere visto che il progetto della tramvia, che passa proprio nell’area dell’esercitazione, prevede il sottopasso di un’arteria carrabile di grande traffico come il viale Milton, giusto a pochi metri dal Mugnone, vicino alla Fortezza da Basso. E altri ne prevede il Piano Strutturale.
Sarà bene anche non farsi sorprendere nei numerosi parcheggi interrati che l’amministrazione ha in progetto.
Il Mugnone è un torrente capriccioso, molte volte deviato, sin dall’epoca romana. Malgrado i vari straripamenti, avvenuti anche in tempi recenti, vi è stato da poco costruito un ponte carrabile a quattro corsie, strumentale al passaggio della tramvia, fortemente a rischio per la sua conformazione “a raso”. 
La stessa area cittadina sarà poi ulteriormente messa a rischio dal passaggio, poche centinaia di metri a valle, sotto il viale Lavagnini, del doppio tunnel TAV. Il deflusso della falda acquifera, ostacolato dal tunnel ferroviario, dovrebbe essere compensato da sifoni sotterranei. Ma chi ne controllerà l’efficienza? Chi ne effettuerà la manutenzione?
Nel frattempo, il reticolo idraulico fragilissimo della piana alluvionale ad ovest di Firenze sarà riconfigurato per far posto all’aeroporto: l’importante collettore del Fosso Reale, deviato con un improbabile percorso in contropendenza, passerà in botte sotto l’autostrada.
C’è da stare allegri. Speriamo che non piova. O​, meglio, che​ i tanti soggetti attivi che si battono per la tutela del territorio e di chi lo abita riescano ​con le loro battaglie e i molti buoni argomenti a disposizione ​a ottenere un'inversione di tendenza nelle scelte urbanistiche e ambientali.
perUnaltracittà-laboratorio politico Firenze​

Articolo originale: 
http://www.perunaltracitta.org/2016/05/26/allarme-mugnone-quale-sicurezza-idraulica-firenze-la-voragine/

mercoledì 25 maggio 2016

UN’ALTRA MINACCIA PER SAN SALVI E PER IL SUO MARTORIATO PARCO PUBBLICO



        Con delibera n. 86 del 22/02/2016, a firma del Dr. Nicolò Pestelli, Direttore Generale dell’Ente per i Servizi Tecnico-amministrativi Regionali (ESTAR), viene approvato uno schema di convenzione con il Consorzio Metis al fine di attuare una "Riorganizzazione e riqualificazione interna ed esterna della sede direzionale di San Salvi a seguito della messa a disposizione della palazzina n. 9 da parte di USL Toscana Centro" che prevede la "ricognizione e rilevazione di dettaglio delle palazzine n. 9-13-14", la "individuazione del terreno di pertinenza da riservarsi in esclusiva" e quindi la "progettazione fino al definitivo della chiusura del porticato e collegamento tra la pal. 13 e pal. 14".
        Con queste pur sintetiche indicazioni, si può ragionevolmente dedurre che verrà delimita e chiusa tutta l'area ovest di San Salvi, con gli ex padiglioni che un tempo costituivano l'ospedale psichiatrico vero e proprio, quell'area attualmente occupata dagli uffici dell’ESTAR con la prossima aggiunta della palazzina 9 e l'inclusione anche della contigua RSA "Le Civette". Di conseguenza le aree esterne di pertinenza "opportunamente arredate e sistemate" (sic) verranno rese "di esclusivo servizio alla sede"  degli uffici dell’ ESTAR.
        I dirigenti del servizio sanitario toscano sembrano dimenticare che
•        il PIANO STRUTTURALE 2010 destina il Parco storico di San Salvi a Parco pubblico facente parte integrante del sistema del verde del Quartiere 2
•        sin dal maggio 1993, l’area è sottoposta a VINCOLO DELLA SOPRINTENDENZA a tutela della salvaguardia del carattere più pregiato del complesso monumentale, quello relativo al suo disegno unitario ispirato ad una funzionale e sapiente fusione fra interno ed esterno, fra padiglioni e parco circostante, come emanazione di quella che fu, all’atto della sua progettazione a fine ‘800, una concezione estremamente avanzata di terapia legata strettamente all’ambiente di cura.
        Da entrambi questi fattori deriva l'obbligo di conservare, e se necessario ripristinare (dopo anche  il devastante uragano estivo), il Parco di San Salvi nella sua pregnante configurazione storica: la cornice dei magnifici viali alberati, i giardini e boschetti interni all'edificato, con le loro essenze vegetali originarie, i graziosi porticati ad arco e il reticolo di percorsi principali e secondari che interconnettono le varie parti di questo prezioso parco urbano.
        Inserire ulteriori barriere in un contesto, già gravato da recinzioni improprie (v. il caso di Villa Fabbri), oltre a compromettere il suo "tessuto comunicante e variegato" (Fondazione Michelucci) oggetto primario della tutela storico-culturale, contraddice l’istituzione stessa di Parco pubblico, che di regola  dovrebbe essere il più possibile aperto al godimento e alla piena fruizione di tutti i cittadini.
Oramai non si sa più cosa pensare di una classe dirigente (Regione, Comune, Asl), che in luogo di promuovere il recupero sociale e la valorizzazione ecologico-naturalistica di San Salvi, come da anni richiesto da comitati e cittadini e ribadito anche in un recente Processo partecipativo finanziato dalla stessa Regione, si adopera invece per privatizzare (v. il Piano Urbanistico Esecutivo del 2007), chiudere e frazionare porzioni rilevanti di questo patrimonio, unico per dimensione ed eccellenza nella nostra città. Lasciando ciò che rimane del parco e degli edifici all'incuria e all'abbandono, si permette  l'inesorabile trasformazione di un luogo potenzialmente di grande qualità e bellezza, così indispensabile alla salute e al benessere collettivo, in uno sempre più segnato dalla desolazione e da uno straziante degrado.


sabato 21 maggio 2016

lunedì 25 aprile 2016

IL TRAMONTO DELLA CITTA’ PUBBLICA

Segnaliamo

Il laboratorio perUnaltracittà ospite della Libreria Nardini Bookstore
(Via delle Vecchie Carceri, ex Murate – Firenze)
vi invita all'incontro
IL TRAMONTO DELLA CITTA’ PUBBLICA
IPOTESI INSORGENTI E PRATICHE ALTERNATIVE

intervengono

Francesco Erbani
, giornalista e scrittore

Maurizio De Zordo, architetto
introduce Antonio Fiorentino
venerdì 29 aprile - ore 17.30
Chi decide perché si costruisce, che cosa, per chi, come e dove?
Chi stabilisce che un edificio, un’area di proprietà pubblica, un mercato rionale,
con la scusa di ridurre il debito, finiscano in mano a un privato che ne fa quel che vuole
ignorando ciò di cui la cittadinanza ha bisogno?
Quali sono i soggetti, le forze, le aggregazioni sociali, economiche e politiche
che definiscono gli assetti della città?
Quali le strategie di riappropriazione dei beni comuni
scippati alla collettività?


giovedì 18 febbraio 2016

Se la Toscana rinuncia a difendere i propri beni comuni


Se la Toscana rinuncia a difendere i propri beni comuni
di Antonio Fiorentino, insegnante e architetto, attivista del laboratorio politico perUnaltracittà

La notizia della svendita di parte del patrimonio pubblico della Regione Toscana, annunciata dal presidente Enrico Rossi nei giorni scorsi, non ci ha colti di sorpresa. Ormai conosciamo le pratiche del centro sinistra, Pd in testa: privatizzare, svendere, controllare il sottogoverno sociale, impedire che i cittadini possano esprimersi attraverso le forme istituzionali loro riconosciute, come nel caso del recente annullamento del referendum sulla Sanità regionale.... (leggi tutto)
Fonte: Il Fatto Quotidiano

domenica 14 febbraio 2016

PROCESSO PARTECIPATIVO: E’ VERA DEMOCRAZIA ?

PROCESSO PARTECIPATIVO: E’ VERA DEMOCRAZIA ?



"L’oasi verde di San Salvi deve essere restituita a Firenze, rimanendo interamente pubblica; i suoi storici edifici, riattati, devono ospitare molteplici funzioni a vantaggio della cittadinanza e integrarsi con la città; il traffico interno dev’essere limitato ai mezzi necessari e compatibile con la fruizione del parco" queste in estrema sintesi le proposte che da più di un decennio porta avanti il “Comitato San Salvi chi può”, sostenendole con numerose forme d’intervento e di lotta condivisa con gli abitanti del quartiere e non solo.
Qualche tempo fa si è costituito nel quartiere 2 anche un Coordinamento “Salvare San Salvi” che ha chiesto e ottenuto dalla Regione lo svolgersi di un Processo Partecipativo (P.P.), previsto dalla legge regionale n.69 del 2007, con relativo finanziamento di 15 mila euro, per coinvolgere i cittadini nella formulazione di proposte sulla destinazione dell’area.
Nel bel mezzo di questo lavoro cui i cittadini dedicano il loro sforzo e tempo nel definire un progetto articolato di recupero del complesso monumentale e del parco, gli edifici di San Salvi continuano ad essere tutt'oggi inclusi nel piano di vendite della Regione, piano che rappresenta una sistematica spogliazione del patrimonio pubblico a favore di lobby economiche, e che viene realizzato in conformità al PUE del 2007, sul quale da tempo sembrava calato il silenzio della Regione stessa.
Dunque mentre la Regione approva e finanzia il P.P. non esiste alcun impegno da parte della stessa per riqualificare San Salvi con gli opportuni investimenti e con un progetto costruito con il fattivo concorso dei cittadini, ma solo la volontà di alienare ai privati una consistente parte dell’ex manicomio, a prezzi di svendita per di più, visto che dal 2007 non si sono presentati acquirenti.
Questa è la prova che essa intende ignorare a priori le eventuali conclusioni del P.P. che possono intralciare la deliberazione a vendere e che attestino la contrarietà dei cittadini a smembrare San Salvi, nella consapevolezza che tale fatto comprometterebbe irreversibilmente la vocazione collettiva dell'area così come l’integrità e la piena fruizione pubblica del parco. e pregiudicando, in tal modo, qualunque progetto alternativo ispirato a valori di alta qualità sociale e ambientale confacente alla diffusa esigenza di un nuovo modello di convivenza civile e urbana.
Sembrano così confermati i sofferti dubbi che il nostro Comitato ha sempre avuto in merito alla legge Toscana sulla partecipazione, che per quanto utile a sviluppare dibattiti pubblici informati e a formulare valutazioni condivise, non sembra adeguata a rispondere alle pressanti esigenze poste dai comitati e dai cittadini in difesa del patrimonio pubblico e dei beni comuni. E questo per due ragioni: la prima, perché essa imbriglia e controlla la partecipazione con norme e tecniche procedurali che ne limitano, a nostro avviso, la fertilità critica e il respiro progettuale; la seconda e fondamentale, perché come stabilito chiaramente dall’art.12, l’ultima parola nel merito spetta comunque alla Regione, la quale è tenuta solamente a motivare l’accettazione o meno delle proposte uscite dal P.P.
Come già in precedenti casi è stato osservato da alcuni analisti, si tratta di “partecipazione pilotata e assistita dall’alto” che non sposta di una virgola i rapporti di potere con le istituzioni, che può condurre ad esiti molto parziali rispetto a quanto viene formulato e richiesto nel processo medesimo e che rischia anche di allontanare i cittadini da forme di vertenza organizzata più adeguate sul piano conflittuale, quindi più libere e politicamente autonome.

martedì 3 novembre 2015

DdL sul consumo di suolo

Segnaliamo

Il progetto di legge del governo non ferma il consumo del suolo, rilancia la speculazione 
di Vezio De Lucia - 02 Novembre 2015

Ancora una volta, una puntuale analisi di una legge applaudita da tutti i verdi, verdastri, verdagnoli. Evidentemente senza averla letta con attenzione e fidandosi delle buone intenzioni.  Speriamo leggano adesso..... (Leggi tutto)



mercoledì 16 settembre 2015

Ddl Madia, addio territorio italiano

Segnaliamo
Ddl Madia, addio territorio italiano
Da oggi, “Se il governo vuol fare un’autostrada in un bosco secolare o in un centro storico, lo chiede a qualcuno che è diretto dai prefetti: cioè sostanzialmente a se stesso”, così Tomaso Montanari -storico dell’Arte che insegna all’Università di Napoli-, a poche ore dall’approvazione del Senato del provvedimento delega fortemente voluto dal presidente del Consiglio che smantella le Soprintendenze.

mercoledì 20 maggio 2015

Per una Firenze viva che vuole case, servizi, verde pubblico e spazi di socialità (e meno traffico)


Il 2 aprile scorso il consiglio comunale ha approvato definitivamente il regolamento urbanistico: l'insieme di norme e regolamenti che disciplinano e caratterizzeranno lo sviluppo urbanistico ed il futuro dell'intera città nei prossimi anni.
Insieme al Piano Strutturale, che in sostanza rappresenta la visione politica della città di Renzi già approvato nella scorsa legislatura, il regolamento urbanistico ne è la trascrizione normativa.
L'attuale Regolamento Urbanistico Fiorentino, quindi, traduce nella pratica la “città renziana” caratterizzata:
- nella forma, nel demandare alle grandi proprietà, lobby finanziarie e dei servizi, consorterie edilizie, le decisioni strategiche sui contenitori dismessi, sul sistema dei trasporti e delle infrastrutture.
- nella sostanza, dalla privatizzazione degli spazi e dei servizi, dall'ulteriore cementificazione dei pochi spazi lasciati liberi della speculazione edilizia.

Questa “città renziana” distrugge ogni residuo di città a misura d'uomo in favore delle merci, materiali o immateriali che siano, e la sua “filosofia operativa” è ben visibile laddove l'attuale Regolamento Urbanistico destina il 60% delle superfici vuote in città agli esercizi commerciali (grande distribuzione) e la restante percentuale ad abitazioni (in vendita e certamente non a prezzi popolari) mentre destina solo una infima parte a verde pubblico,
non prevedendo alcun genere di spazi pubblici e collettivi che potrebbero ospitare forme popolari e aperte di socialità, scambio, incontro, mercato, servizi, ecc... come chi vive e si organizza nel territorio chiede e vuole da anni.
Tutto ciò pesantemente aggravato dalle previste grandi opere costose e dannose: sottroattraversamento TAV, Inceneritore di Case Passerini e ampliamento della pista aeroportuale

L'Approvazione, ovvia e attesa da tutti coloro che “seguono” le vicende della città, ha certamente il suo peso ma riteniamo che la battaglia sia ancora tutta da giocare. L'approvazione è un passaggio, seppur definitivo e sostanziale, DEL TUTTO FORMALE.
La città non cambia “per magia” ed il Regolamento Urbanistico non è il “libro degli incantesimi” degli “apprendisti stregoni renziani”.
Al di la' dell'elaborazione, e dell'ulteriore passaggio dell'approvazione dei vari PIT (piani d'intervento territoriale), tali norme devono tradursi in atti concreti.
La città, le aree dismesse interessate, le porzioni di territorio destinate sulla carta ad una funzione o l'altra ecc... dovranno essere CONCRETAMENTE trasformate ed è in questo passaggio realizzativo che l'associazionismo di base e gli abitanti possono intervenire e fare la differenza.
E' nel contrastare questo passaggio che possiamo e dobbiamo intervenire. Momenti di resistenza localizzata non mancano: dalle occupazioni di case e spazi sociali che contrastano la speculazione edilizia e immobiliare ai comitati che si battono affinchè pezzi di territorio assumano la valenza di bene comune, passando per collettivi e comitati impegnati contro le Grandi Opere costose_nocive_inutili fino ai lavoratori autorganizzati con o senza sindacati che si battono contro la privatizzazione dei servizi, del sapere, della sanità, del patrimonio artistico e culturale ecc... .

Intendiamo questo corteo come un momento di sintesi e messa in relazione di queste lotte. Ci interessano i numeri, certo, ma ci interessa soprattutto rilanciare l'iniziativa sulla città.

L'approvazione del regolamento urbanistico è passata come uno schiacciasassi sulla volontà
popolare. Comitati di cittadini e realtà di base hanno portato una critica puntuale e serrata alle scelte dell'amministrazione comunale smascherando il piano venduto come “a volumi zero” dal Sindaco Nardella ma che in realtà prevede incrementi dei volumi fino al 30% e frammenta, lottizza e privatizza le aree Pubbliche, ma la grancassa mediatica del partito di governo in città ha fatto si che non si sia esplicitata una opposizione concreta che se non altro avrebbe portato la questione all'interno del dibattito cittadino.

Pensiamo, quindi, che l'iniziativa del 23 sia un passaggio importante, seppur non decisivo,
per una ricomposizione dei percorsi di lotta su un terreno potenzialmente unificante.

Un passaggio che immaginiamo e proveremo a sviluppare, con le dovute specificità cittadine, in stretto collegamento con queste lotte assolutamente centrali e di grande portata contro il nuovo aeroporto, gli impianti di incenerimento e tutte le nocività.


Contro la devastazione del territorio
Contro la privatizzazione dei servizi e della città
Per il diritto a casa, servizi, verde e spazi di socialità per tutt*

Manifestazione/Corteo - 23 maggio ore 17 piazza Indipendenza

I promotori della manifestazione

mercoledì 13 maggio 2015

Una riflessione sulle colline fiesolane


Il degrado delle colline fiesolane
Oramai, da più di un decennio, si assiste ad un progressivo degrado, anche estetico, delle colline fiesolane, sotto Maiano, uno straordinario patrimonio paesaggistico di grandissimo valore storico e culturale, la cui causa principale è riconducibile all’abbandono delle attività agricole. La crisi dell’agricoltura ha delle conseguenze devastanti sull’antica trama campestre minuta e variegata del paesaggio agrario delle colline, riducendo da un lato interi pendii un tempo coltivati e ben curati in terreni incolti, e dall’altro trasformando vetuste case coloniche in residenze di lusso, con giardini all’inglese e grandi recinzioni a rete, del tutto avulse dal contesto circostante. Si assiste così, alla lenta inesorabile distruzione della coltura promiscua delle basse colline attorno a Firenze, frutto del plurisecolare e sapiente lavoro dell’uomo con la natura, all’alterazione di quell’equilibrio dinamico tra uliveti, campi a seminativo, boschi, ordinati filari di colture viticole, e di quel profilo panoramico punteggiato di antica edilizia rurale e storiche ville padronali di notevole pregio artistico, noto per la sua bellezza e armonia in tutto il mondo. Contro una tale deriva, assume rilevanza, ai fini di una conservazione dei caratteri peculiari storico-culturali e ambientali-paesistici, il tema di una rinnovata pianificazione territoriale basata sullo stretto legame esistente tra il paesaggio da salvaguardare e tutelare e il mantenimento e ripristino della funzione agricola, in quanto l’una specchio dell’altra e viceversa.

Vista panoramica dell'area di Maiano prima del secondo intervento descritto nel testo

Il caso di Maiano.
Ad impoverire i sedimentati valori di ordine materiali e immateriali di un tale pregiato contesto non vi è solo il collasso dell’agricoltura, purtroppo fino ad ora colpevolmente incontrastato da parte delle istituzioni pubbliche, ma anche un malinteso utilizzo di carattere commerciale e turistico. Significativo a tal proposito è quanto sta avvenendo in prossimità del piccolo borgo di Maiano, dove, per incentivare la frequentazione con l’auto di turisti e avventori, si costruiscono dei parcheggi occupando e distruggendo una parte di un uliveto (come accaduto in passato -1-) o intervenendo, come avvenuto di recente (-2-), ai bordi della pittoresca strada di Maiano, erodendo un tratto del pendio sovrastante e diradandone la vegetazione. Dunque per aumentare i flussi di traffico motorizzato in luoghi peraltro protetti (siamo all'interno dell'ANPIL Torrente Mensola) e vocati, con l'attiguo parco di Monte Ceceri, al silenzio, alla quiete e alla salubrità ambientale, si procede a minare, anche se in modo apparentemente circoscritto, la sua identità estetica e quindi i suoi valori storico-culturali e il suo delicatissimo equilibrio ecologico. Secondo la Convenzione Europea del Paesaggio, i paesaggi di grande valore storico-paesaggistico sono da preservare, per quanto è possibile, nella loro integrità e presuppongono perciò interventi di conservazione e mantenimento dei loro aspetti più significativi attraverso politiche di salvaguardia. Dunque qualunque attività economica deve essere consentita solo se compatibile con le esigenze di conservazione e mantenimento delle sue peculiarità storico-paesaggistiche.
Il Comune di Fiesole ha attentamente valutato la compatibilità prevista dalla Convenzione Europea e il rispetto dei vincoli dell'ANPIL per le trasformazioni in atto a Maiano?


L'area del secondo intervento, come si presenta attualmente

lunedì 13 aprile 2015

martedì 7 aprile 2015

NO inceneritori, NO aeroporto, SI acqua bene comune!

Segnaliamo

Sabato 11 aprile 2015
Riprendiamoci subito territorio, salute e lavoro! 
NO inceneritori, NO aeroporto, SI acqua bene comune! 
Basta nocività nella Piana Firenze-Prato-Pistoia, le alternative ci sono! 
P
artenza alle ore 15 all'Osmannoro, alla Casa Rossa, 
punto d'arrivo ore 18 in via di Novoli alla Regione Toscana
(bus navetta per ritorno)



domenica 8 marzo 2015

IL PARCO DI SAN SALVI E’ MALATO

IL PARCO DI SAN SALVI E’ MALATO
CAUSA PRINCIPALE: UNA PERSISTENTE CATTIVA MANUTENZIONE
 Il degrado e lo stato di abbandono che interessa parte dell’area di San Salvi, da anni all’attenzione dei cittadini sempre più preoccupati per le sorti di questo grande complesso pubblico, non risparmia neanche il suo parco storico, uno dei maggiori e più pregiati polmoni verdi della città.
    La gravità dello stato fitosanitario e delle condizioni di instabilità - statiche e biomeccaniche di ancoraggio al terreno - del patrimonio arboreo del parco è tale, che si prevede l’abbattimento di ben 90 esemplari. In merito all’avanzato degrado delle condizioni generali del parco di San Salvi, la Dott.sa Stefania Lombardo (agronomo) è estremamente chiara, esso va ricondotto ad un’unica causa: “La manutenzione errata o intermittente del patrimonio arboreo negli anni. Le potature sono segni ormai lontani e gli interventi che su molte piante risultano essere necessari sono ben più drastici. Ad esempio sarebbe opportuna la sostituzione di più del 50% dei lecci e dei tigli del viale principale, in quanto quasi tutti attaccati da carie. Le capitozzature fatte negli anni passati, i cui segni sono ben evidenti, determinano, dal punto di vista dell’arboricoltura urbana e di buona gestione del patrimonio arboreo, l’impossibilità di recupero di queste piante, che sembrano vegetare in salute, perché verdi, ma inevitabilmente minate nella stabilità strutturale.”(*)
    Alla situazione critica del parco di San Salvi, oggi si aggiungono altri fattori negativi per il sistema ambientale e del verde di questo quadrante periferico, tutti riconducibili al Regolamento Urbanistico di prossima approvazione, che prevede la distruzione delle ultime aree verdi esistenti in zona, in nome di un’ulteriore espansione edilizia e di nuovi invasivi parcheggi. In opposizione a queste dissennate previsione il nostro comitato ha presentato delle articolate controproposte che possono riassumersi in questi termini:
  • Il parco di San Salvi dovrebbe costituire con le aree ancora libere dal cemento, un sistema del verde in funzione non solo di riequilibrio ambientale, ma anche di collegamento e continuità con l’ambiente naturale esterno alla città, nel nostro caso con il parco delle Colline e del Mensola.
  • Un’organica e variegata valorizzazione naturalistica, che partendo da un ripristino della ricchezza arborea e vegetazionale di San Salvi, da una sua corretta manutenzione che ne salvaguardi stabilità e salute, si estenda alle aree residue, anche interstiziali e di frangia (quelle che il R.U. vorrebbe dilapidare), puntando sulla messa a dimora in esse -ove è possibile- di grandi piante a vita lunga.
  • Costituzione quindi di una rete di percorsi ecologici, in grado di dare respiro al tessuto urbano, permettendo un più diretto scambio con la natura, con importanti funzioni quali quelle microclimatiche di mitigazione del calore estivo e quelle di carattere sociale per una maggiore vivibilità, favorendo, con le aree verdi di prossimità, il contatto umano e la ricreazione all’aperto.
INVITIAMO TUTTI I CITTADINI A BATTERSI CONTRO IL REGOLAMENTO URBANISTICOIN DIFESA DEL PARCO DI SAN SALVI E DEGLI SPAZI VERDI
(*) Relazione agronomica e paesaggistica su incarico del Coordinamento Salvare San Salvi, ottobre 2014

venerdì 27 febbraio 2015

Manifestazione-presidio contro l'approvazione del Regolamento Urbanistico

Manifestazione-presidio dei Comitati e Associazioni fiorentine che si battono contro l'approvazione del Regolamento Urbanistico in discussione a Firenze.
Vogliamo un periodo di moratoria perché si discuta realmente delle problematiche da noi sottolineate, non ci possono rispondere semplicemente e arrogantemente: "questo non fa parte del nostro progetto".
Basta con la svendita del patrimonio di Firenze, basta con politiche dei trasporti che non tengono conto dell'esistente.

La manifestazione si terrà lunedì 2 marzo 2015 alle ore 15.00 davanti a Palazzo Vecchio .

Coordinamento 20 gennaio 
Comitato Piazza Brunelleschi 
Cantiere Beni Comuni Quartiere 3
Comitato San Salvi chi può 
Comitato Mosse No Smog  
Comitato ex Manifattura Tabacchi
Comitato no tunnel Tav 
Comitato Ma noi quando si dorme 
Associazione Amici del Nidiaci in Oltrarno onlus
Associazione Piazza della Vittoria
La Polveriera
CSA next Emerson
Cittadini per gli Alberi 
Comitato ex Fiat Belfiore-Marcello


domenica 15 febbraio 2015

San Salvi: la farsa delle audizioni

 San Salvi: la farsa delle audizioni


L’amministrazione Nardella sta procedendo a tappe forzate all’approvazione del Regolamento Urbanistico (RU), ossia il vero e proprio Piano Regolatore di Firenze.     
Lo scorso luglio, il nostro comitato, assieme a tanti altri della città, ha presentato le osservazioni con le quali abbiamo fatto notare che nel 2017, alla scadenza del Piano Attuativo della zona, sarebbe opportuno che l’amministrazione ripristini le destinazioni a servizi sanitari dei padiglioni dell’ex manicomio. Tutto ciò a salvaguardia dell’integrità dell’area, in attesa di una sua definitiva sistemazione. Inoltre abbiamo proposto di tutelare dalla cementificazione alcune aree verdi e agricole del Quartiere 2.
Lo scorso venerdì 6 febbraio, all’interno di un ampio calendario di incontri,  la Commissione Urbanistica del comune ha convocato il nostro comitato per l’illustrazione delle osservazioni presentate. Siamo stati accolti dai consiglieri con cortesia e affabilità, per circa due ore abbiamo discusso di San Salvi, delle sorti delle aree verdi del Quartiere ed anche della politica urbanistica della città. Questo ci ha fatto ben sperare. Vuoi vedere che tutti i nostri timori sui processi partecipativi promossi dall’amministrazione siano infondati? Vuoi vedere che questa volta alcuni cittadini siano stati ascoltati realmente e abbiano potuto partecipare alle scelte che riguardano la loro vita e quella della collettività?
Con nostro grande stupore scopriamo che dopo soli quattro giorni, cioè martedì 10 febbraio, quando di mezzo c’è stato anche un fine settimana non lavorativo, il comune pubblica un poderoso volume di oltre 900 pagine con tutte le risposte alle osservazioni, comprese le nostre!!! Come hanno potuto rispondere alle migliaia di osservazioni, operazione che dovrebbe richiedere una puntuale verifica della documentazione e degli atti pubblicati, in così breve tempo???
Non ci vuole molto a capire che audizioni e risposte alle osservazioni viaggiavano in molti casi su binari paralleli e non comunicanti, ossia da un lato ci facevano parlare, a vuoto, e dall’altro gli uffici tecnici e la giunta decidevano.
Allo stupore si affianca la rabbia e il senso di impotenza che le istituzioni alimentano nei cittadini, in quei comitati e “comitatini” che, nonostante il disprezzo mostrato dalla politica, continueranno a battersi per liberare le istituzioni da queste false pratiche democratiche e affermare le proprie ragionate proposte.

N. B. – Naturalmente le nostre osservazioni sono state dichiarate “non accoglibili”, risibile la motivazione: “le numerose modifiche richieste prefigurano un programma completamente diverso e pertanto non possono ritenersi accoglibili”. Questo per loro è il confronto democratico!!!

martedì 10 febbraio 2015

San Salvi: il punto della situazione

San Salvi: il punto della situazione



Il giorno 6 febbraio 2015 la Commissione Urbanistica del Consiglio comunale di Firenze ha ricevuto una delegazione  dell’Associazione “Comitato San Salvi chi può”, che ha esposto le sue considerazioni e proposte per l’area di San Salvi e per tutto il sistema del verde nel Quartiere 2.
    In ordine di tempo questo è stato l’ultimo intervento del Comitato che da dieci anni si oppone allo smembramento  dell’area ex manicomiale di San Salvi, di cui una parte sarebbe  adibita a residenze private in base ai PUE del 2004 e poi del 2007.     Il comitato inoltre si è occupato e si occupa di tutto il territorio del Quartiere 2 e non solo,  formulando osservazioni e soluzioni per i problemi urbani che vi si pongono, in  particolare per la conservazione delle ultime zone verdi rimaste. In questi anni ha fatto informazione nel quartiere con migliaia di volantini prima e con il suo blog poi; ha tenuto convegni anche interregionali per il confronto tra le varie soluzioni riservate da altre Regioni, Province e Comuni alle aree ex manicomiali. Con raccolta di firme  ha ottenuto dal Consiglio di Quartiere 2 due Consigli Aperti alla voce dei cittadini ed è stato invitato insieme ad altre associazioni a un Consiglio di Quartiere Aperto su iniziativa del Consiglio stesso.     Ha organizzato manifestazioni cittadine nel quartiere fin dall’inizio della sua attività e ha chiuso il  2014 con una grande “Via Crucis laica” che rendesse visivamente evidenti i problemi e le sofferenze  del complesso manicomiale, del suo parco e del quartiere. Molte sono state le adesioni in città e tra le associazioni che hanno sede dentro il parco. Nel  2013 ha collaborato con CUB Sanità Firenze e il comitato dei parenti alla lunga lotta  contro la chiusura della RSA  Le Civette. Ultimamente c’è stato un positivo contatto con gli studenti di Agraria che faranno gli orti collettivi nella zona degli scout.  Il Comitato ha partecipato a convegni sugli assetti della città organizzati dalla Facoltà di Architettura, dando anche pubblicità a tesi riguardanti San Salvi oppure il sistema del verde in tutto il Quartiere 2 in collaborazione con alcuni docenti di quella Facoltà; ha preso parte ad alcune iniziative dei Chille della Balanza e dell’Associazione per la memoria viva di San Salvi; ha seguito il formarsi del Coordinamento “Salvare San Salvi”.
    Il Comitato ha altresì prodotto  dei documentati Quaderni con le sue richieste di realizzazione di orti urbani sociali, per la salvaguardia delle aree verdi ancora esistenti in tutto il quartiere, per la diffusione della storia dell’ex manicomio, indicandone le potenzialità d’uso nel presente.
    L’associazione “Comitato San Salvi chi può” continua la sua attività, aperta a ogni confronto, ferma nella sua intenzione di far usare a tutta Firenze il patrimonio storico e ambientale di San Salvi, denunciando l’insensato decadimento a cui in gran parte la  abbandona l’ASL fiorentina, e di difendere e possibilmente aumentare la vivibilità del Quartiere 2 nell’ambito della città e dell’area metropolitana. 
  Il comitato "San salvi chi può" ha presentato in data 11 luglio 2014 le proprie Osservazioni al Regolamento Urbanistico del Comune di Firenze; ulteriori analisi e approfondimenti sul regolamento urbanistico sono presenti nel nostro quaderno "Il regolamento urbanistico del Comune di Firenze: analisi e controproposte" che ora pubblichiamo e che può essere scaricato da questo collegamento:https://drive.google.com/file/d/0Bwb6m7_eTBpTM3hiYWxKcTZCaWM/view?usp=sharing  

lunedì 5 gennaio 2015

Governo Renzi: la stabilità del cemento

Segnaliamo il seguente articolo di Vittorio Emiliani, da LEFT, 20 dicembre 2014

Governo Renzi: la stabilità del cemento


Il governo Renzi annuncia lo stop al consumo di suolo, ma con lo Sblocca Italia e con la legge di stabilità va in direzione opposta. I Comuni continueranno a usare gli oneri di urbanizzazione per “fare cassa”. A danno dell’ambiente, del paesaggio e dei servizi.

Impermeabilizzato il 7,3 % di suolo italiano. Napoli il Comune con più cemento e asfalto. Poi Milano. Lombardia e Veneto le regioni più impermeabilizzate. Restano per questo in superficie in tutta Italia 270 milioni di tonnellate di acqua piovana all’anno.

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giovedì 20 novembre 2014

San Salvi per la città!

Riprendiamo il nostro intervento sul #9 de La Città invisibile (leggi tutto il numero della rivista)  


San Salvi per la città!


L’area è costituita da un ex complesso manicomiale rilevante per dimensioni e di notevole pregio architettonico, quasi unico nella sua tipologia in Italia, molto innovativo per l’epoca (fine ‘800), caratterizzato nella struttura da grande organicità e unitarietà, esemplificata dalle gallerie di collegamento terrazzate le cui arcate costituiscono elemento ritmico di continuità fra i padiglioni. Il complesso è immerso in un parco storico con alberi ad alto fusto lungo tutto il viale, boschetti di varie essenze nei giardini e lungo l’articolazione dei vari percorsi che si innervano dentro l’edificato. Qualità che possono concorrere a trasformare un’area un tempo concepita come chiusa e separata, in un’area accessibile, attraente, inclusiva e di aggregazione.

L’area di San Salvi è un’isola verde in una zona densamente costruita. Situata nel quadrante nord-est di Firenze, ha mantenuto, grazie alla sua caratteristica struttu­ra “chiusa”, la funzione di cerniera tra il centro cittadino e la campagna. Infatti si trova in prossimità di elementi paesaggistici di notevole rilievo (le colline di Vincigliata e Settignano, il corso del fiume Mensola), ma ormai è completamente integrata in un tessuto urbano densamente popolato. La superficie originaria del complesso era di circa 32 ettari, ma nel tempo è andata assot­tigliandosi per la cessione di spazi marginali ai progetti di urbanizzazione, e per le subrecinzioni che si sono create al suo interno.

Il vincolo della Soprintendenza
L’area, sin dal maggio 1993, è sottoposta a Vincolo di tutela della Soprintendenza che, nella Relazione Storico Artistica allegata alla dichiarazione del Vincolo stesso, sottolinea come

l’interesse complessivo di tutta la struttura è costituito, più che dalle caratteristiche architettoniche delle singole costruzioni, dall’aspetto estremamente unitario del loro insieme, ritenuto all’epoca della realizzazione particolarmente moderno e funzionale. […] Così anche il parco circostante, le cui essenze arboree acquistano ora un interesse dato dal loro aspetto centenario, si compenetra con le strutture architettoniche e ne costituisce una sorta di limite naturale.

Viene quindi riconosciuta all’ex area manicomiale di San Salvi una straordinaria integrazione delle sue parti, edificate e non, tale da dover richiederne la tutela, a garanzia che sia rispettato e conservato nel tempo proprio il carattere originario dell’intera struttura territoriale.

La proprietà è pubblica
L’Amministrazione comunale, nel 2007, ha promosso un Piano Urbanistico Esecutivo (P.U.E.) con il quale, secondo i cittadini che stanno seguendo le vicende:
  • frantuma la sostanziale struttura unitaria dell’area suddividendola in parti, ciascuna destinata ad una funzione specifica (residenza, parcheggi, attrezzature socio-sanitarie, ecc.),
  • non favorisce l’integrazione dell’area con il quartiere,
  • compromette l’integrità degli spazi a verde del parco,
  • privatizza il parco imponendo la costruzione di residenze private di lusso,
  • crea una notevole congestione di funzioni e di traffico nella zona,
  • espelle le occupazioni dei senza casa e il variegato mondo della sperimentazione culturale e sociale ora esistente.
Le proposte del Comitato San Salvi chi può
L’obiettivo generale di un progetto urbanistico per San Salvi deve essere quello di restituire alla città un’area di pregio nel rispetto delle peculiarità e dell’unicità degli spazi che la funzione manicomiale ha originato. Ancora oggi, pur tenendo conto del suolo già consumato, è possibile ripensare unitariamente il parco e i padiglioni in modo da farne il centro civico vivo del quartiere, luogo di interesse per tutta la città e non solo, grazie al suo valore storico e alla sua natura di polmone verde. Questo consentirebbe di:
  • scongiurare le privatizzazioni speculative, rimuovere le recinzioni ed evitare frazionamenti ulteriori;
  • usare i padiglioni come luogo d’incontro, di formazione, di attività culturali permanenti;
  • programmare eventi culturali di rilievo negli armoniosi spazi all’aperto, come il cortile d’onore della palazzina della direzione;
  • destinare alcuni padiglioni ad abitazioni di passaggio per sfrattati e giovani coppie in attesa di una residenza stabile, promuovendo forme di cohousing e autorecupero delle costruzioni;
  • valorizzare la vocazione ecologico-naturalistica del parco, rendendolo transitabile solo a pedoni, ciclisti, mezzi elettrici, ambulanze e attrezzandolo adeguatamente.
Per quanto riguarda i giardini e il patrimonio arboreo: censimento volto alla cura di tutto l’insieme, e contemporanea restituzione ai cittadini di un Parco veramente adoperabile per la quiete e il respiro e di porzioni di terreno da usare quali orti urbani, dotati di rifornimento idrico; quindi abolizione dell’uso di ogni spazio come parcheggio, installazione di panchine, fontanelli e giochi per bambini, percorsi dedicati a bussini elettrici e ambulanze, percorsi pedonali e ciclabili distinti dai precedenti e collegati con i parchi viciniori a formare sistema; corse ATAF normali su via del Mezzetta e fermata della ferrovia locale a servire il Parco, nonché il campus scolastico già esistente e la vicina Posta nuova.
Per quanto riguarda i padiglioni e i servizi socio-sanitari: uso esclusivamente pubblico, evitando ogni privatizzazione temporanea o definitiva, a favore dell’ASL stessa, dei suoi assistiti e dei suoi laboratori, in particolare quello del Servizio di Analisi e Medicina del Lavoro ricco di strumenti delicatissimi e costosi, nonché a favore dell’Università e degli studenti; il rispetto e l’adeguato finanziamento per tutte quelle attività sociali presenti quali la cooperativa sociale “Ulisse”, che si occupa del reinserimento di ex pazienti psichiatrici, la cooperativa “La Tinaia” che offre a questi ultimi e a persone in difficoltà spazi di espressione artistica, la RSA “Le Civette” per i non autosufficienti con il Centro diurno per i malati di Alzheimer, le residenze protette, per i loro ospiti e per le attività della Tinaia; la destinazione di alcuni padiglioni come sedi di passaggio per sfrattati o giovani coppie o migranti in attesa di residenza stabile; apertura di spazi per la sperimentazione artistica e artigianale; potenziamento delle esperienze teatrali e cinematografiche già avviate dal gruppo Chille della Balanza, con restauro del cine-teatro degli anni ’30; sistemazione della Biblioteca Chiarugi adeguata alla sua importanza e ai suoi compiti; uso dei più armoniosi spazi esterni per eventi culturali; collocazione di mercatini ambulanti nelle piazze principali; buona illuminazione notturna di tutto il complesso.
Per quanto riguarda la cura della memoria dei luoghi, delle intenzioni e realizzazioni innovative, del degrado successivo e delle sofferenze infinite lì traghettate: posa di targhe con illustrazioni all’ingresso dell’ex complesso manicomiale, nei padiglioni e ove il caso nelle singole sale; ricostruzione in video della storia di San Salvi come monumento locale riguardante la medicina e la psichiatria in particolare in un locale a ciò dedicato; ricollocazione unitaria presso la biblioteca Chiarugi di tutti gli archivi sansalvini sparsi per la città, in modo da garantirne la fruibilità a studenti e studiosi.
In sintesi, e sulla base delle considerazioni fin qui svolte, riteniamo che entro breve tempo debba essere elaborato e pubblicizzato un PIANO STRAORDINARIO DI RECUPERO AMBIENTALE ED URBANISTICO dell’area che si fonda su alcune opzioni non negoziabili:
  • mantenimento della proprietà pubblica di tutta l’area di San Salvi,
  • stensione della destinazione a servizi pubblici all’intero complesso manicomiale,
  • convocazione di una conferenza allargata dei soggetti istituzionali e non, per definire le priorità dell’azione di rinascita dell’area,
  • laborazione del Piano Straordinario di Recupero e conseguente avvio dei lavori di riordino dell’area.
Proprio questo modello di gestione del processo, prima progettuale e quindi attuativo, anche per fasi successive, insieme all’interesse per il tema adottato potrebbero costituire una proposta innovativa per la Città, ed un modo per cominciare a praticare gli spazi urbani e di servizio come reali Beni Comuni della città, del territorio e della popolazione, oltre che dell’Amministrazione Pubblica.



mercoledì 29 ottobre 2014

Sblocca ipocrisia

Un commento allo Sblocca Italia (Fonte dell'articolo)

Sblocca ipocrisia di Domenico Finiguerra
Lo Sblocca Italia serve. Serve tantissimo. Serve a restituire l’esatta “cifra ambientalista” di questo governo, del Partito Democratico e della nuova corte che circonda il segr. pres. del Cons. Matteo Renzi. Con buona pace per Ecodem, malpancisti vari che comunque continuano ad albergare e ad allearsi con quel partito beneficiando della grande asta democratica utile a superare ogni asticella di sbarramento, il “Nazareno” mostra la propria natura anti-ecologista.
L’Italia cambia verso… Regioni come la Basilicata diventeranno finalmente dei piccoli Texas. Novelli Jr (lo ricordate il mitico petroliere di “Dallas”?) scorrazzeranno per le campagne lucane a bordo di Hummer H1 6000 cc. Grazie allo Sblocca Italia, appena firmato dal Capo dello Stato e che presto sarà convertito in legge dal Parlamento Italiano, le attività di prospezione, ricerca e coltivazione d’idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale rivestiranno carattere d’interesse strategico e saranno di pubblica utilità, e quindi urgenti e indifferibili. Finalmente qualcuno ha detto basta ai comitatini che intralciano la corsa al petrolio e le trivellazioni e impediscono al nostro Paese di dotarsi di “bomboloni” sotterranei per fronteggiare le crisi energetiche.
Grazie alla dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza dell’opera, si partirà veloci con l’esproprio e ogni opposizione sarà rimossa, ogni contestazione tacitata, e se gruppi di cittadini e associazioni ambientaliste si ostinano a mettersi di traverso, saranno guai!
Libertà è Partecipazione. Bellissime le parole di Giorgio Gaber che troviamo spesso nei convegni elettorali dei democratici e agli ingressi delle Feste de L’Unità: sfondi rassicuranti. Ok, belle parole, buone per prendere voti e accontentare la base, ma se sei di intralcio al “manovratore del fare”, interviene la celere. Peggio della Legge Obiettivo (Lunardi-Berlusconi) che per realizzare opere strategiche (come il TAV) ha azzerato ogni forma di partecipazione dei cittadini e di coinvolgimento delle istituzioni locali nelle scelte che interessano territori e comunità.
Nel 1787 Goethe descriveva così il territorio polesano nel suo viaggio in Italia: «Il tragitto, con un tempo splendido, è stato piacevolissimo; il panorama e le singole vedute, semplici ma non senza grazia. Il Po, dolce fiume, scorre fin qui attraverso pianure estese; ma non si vedono che le sue rive a cespugli e a boschetti».
Nel 1948, la Costituente stabiliva, per preservare la bellezza unica italiana: «La Repubblica tutela il paesaggio ed il patrimonio storico e artistico della nazione».
Nel 2013, l’ISPRA ha certificato in 8 mq al secondo la quantità di terra italiana seppellita sotto il cemento e l’asfalto.
Nel 2014, il governo Renzi accentua ulteriormente la già grave “deregulation” edilizia che ha saccheggiato e devastato territorio e paesaggio di cui tanto ci vantiamo (e che ha romanticamente ispirato poeti e viaggiatori), rimette il turbo a tante grandi opere inutili e dannose che segneranno irreversibilmente le linee del nostro paesaggio e rilancia la svendita di patrimonio demaniale presentandolo all’opinione pubblica come agognata “valorizzazione”.
Tra le pieghe, poi, oltre al danno c’è anche una bella beffa.
La mirabolante Autostrada Orte-Mestre, 10 miliardi per 400 km di asfalto in territori fragili e bellissimi, densi di Zone a Protezione Speciale e Siti di Interesse Comunitario, da realizzarsi tramite la bacchetta magica chiamata “Project Financing”, aveva un problema: non stava in piedi. Almeno senza la defiscalizzazione. Ed infatti, per questo, la Corte dei Conti aveva imposto uno stop. Ma qui arriva in soccorso lo Sblocca Italia: la defiscalizzazione (che equivale a quasi 2 mld di euro che evidentemente non entreranno nella casse dello Stato) si applicherà anche alla Orte- Mestre. Chissà cosa direbbe Goethe di fronte a cotanta fantasia al potere!
Nel decreto del governo Renzi infine non poteva certo mancare l’accelerata sugli inceneritori che saranno così sbloccati e imposti al pari delle altre opere ritenute strategiche e senza alcun vincolo di bacino. Tradotto: laddove si riducono rifiuti, si ricicla e si riusa, arrivano rifiuti freschi freschi da altri territori. Con tanti complimenti ad amministrazioni locali e cittadini virtuosi…
Spazzando via slides e buone intenzioni di chi predica la sostenibilità, lo Sblocca Italia sarà un utilissimo spartiacque.
Infatti, da una parte ci saranno i dirigenti ed i fiancheggiatori del partito del cemento, delle privatizzazioni, delle emissioni, della crescita “costi quel che costi”; gli esecutori degli interessi di lobbies, profittatori di ciò che appartiene a tutti.
Dall’altra parte, da questa parte, ci saranno le forze che non accettano né mai accetteranno che ambiente, salute e beni comuni siano sacrificati insieme agli altri diritti dei cittadini per soddisfare l’avidità di poche persone, di pochi gruppi di potere. Occorre una nuova resistenza, un’alleanza di cittadini, ambientalisti, comitati e comitatini… Occorre unirsi con urgenza.