martedì 8 maggio 2012

19 maggio


sabato 21 aprile 2012

NO INCENERITORI SI ALTERNATIVE


lunedì 16 aprile 2012

FERMIAMO I TAGLI AI SERVIZI SANITARI E SOCIALI

Mobilitiamoci con una serie di presidi itineranti
Primo presidio
Sabato 21 aprile 2012 Ore 9-13
Lungarno Santa Rosa 13
Associazione A.Di.N.A. - Comitato San Salvi chi può -
CUB Sanità di Firenze -

Medicina Democratica – Comitato Buonsenso Comune

Leggi il volantino qui

sabato 31 marzo 2012

PRESIDIO DAL 2 APRILE

Segnaliamo

martedì 27 marzo 2012

FERMIAMO I TAGLI AI SERVIZI SANITARI E SOCIALI

Assemblea cittadina
Giovedì 29 marzo - Ore 20.30
Circolo Arci “Andrea del Sarto” S.M.S. - Via Manara, 12 - Firenze

Chiediamo che:
  • non si vendano e non si taglino le strutture
  • si tengano aperti e funzionanti i presidi sanitari
  • non si sprechi il denaro pubblico
  • siano chiari e trasparenti i bilanci
  • non si taglino i contributi
  • chiediamo rispetto per la dignità di ogni persona!

Con sgomento e indignazione assistiamo all'accanimento con cui la ASL 10 colpisce le fasce più deboli della popolazione:
  • procede alla vendita di numerosi immobili, eliminando o spostando i servizi in essi erogati, mentre ne acquista altri in un girotondo insensato e mai trasparente.
  • in quest'ottica prevede di chiudere la RSA Le Civette su cui aveva recentemente investito soldi pubblici.
  • dichiara che questi risparmi servirebbero a coprire i bisogni di altri anziani, ma nel frattempo:
-le quote sanitarie previste non soddisfano le richieste
-si abbattono le liste di attesa attraverso la modifica dei criteri di gravità, facendo “ guarire” di ufficio i malati di Alzheimer o gli anziani non autosufficienti.

Mentre il Governo dei tecnici effettua tagli a pensioni, sanità, servizi sociali, anche la ”illuminata” Regione Toscana attua una riduzione progressiva di servizi alla persona, di cui fanno le spese per primi anziani e disabili e prevede, con la legge finanziaria 2012, l'introduzione della compartecipazione, tramite calcolo ISEE, anche per i servizi sanitari e sociosanitari, colpendo chi è già gravato dai contributi per i servizi sociali.

Il Comune di Firenze ci mette del suo e mentre afferma “un paese civile non taglia sul sociale”, taglia i contributi per le badanti e l'assistenza domiciliare.

Assemblea promossa da:

Associazione A.Di.N.A. - Comitato San Salvi chi può - CUB Sanità di Firenze - Medicina Democratica – Comitato Buonsenso Comune

lunedì 5 marzo 2012

TAV "Alta Voracità"

TAV "Alta Voracità" (Marco Travaglio a Servizio Pubblico 1 marzo 2012)

Alcuni video del Comitato

L'allarme contro la speculazione nel parco fiorentino (5 giugno 2010)

Manifestazione NO TUNNEL TAV (28 novembre 2009)

No Piano Strutturale (4 aprile 2009)

Difesa del Parco di San Salvi a Firenze (febbraio 2007)

domenica 26 febbraio 2012

Segnaliamo

sabato 18 febbraio 2012

LIBRI - RIVISTE - ARTICOLI

UN PICCOLO ELENCO DI LETTURE CONSIGLIATE

>
M. Preve, F. Sansa -
IL PARTITO DEL CEMENTO
> P. Berdini -
LA CITTA' IN VENDITA
> C. Cellamare -
FARE CITTA'
> L. Offeddu, F. Sansa -
MILANO DA MORIRE
> F. Erbani -
L'ITALIA MALTRATTATA
> M. Lodoli -
ISOLE
> R. Pazzagli -
IL PAESAGGIO DELLA TOSCANA TRA STORIA E TUTELA
> F. Careri -
WALKSCAPES
> F. La Cecla -
CONTRO L'ARCHITETTURA
> I. Illich -
ELOGIO DELLA BICICLETTA
> A. Cederna -
I VANDALI IN CASA
> M. Nussbaum -
LO SCONTRO DENTRO LE CIVILTA'
> S. Brenna -
LA STRANA DISFATTA DELL'URBANISTICA PUBBLICA
> G.Viale
VITA E MORTE DELL'AUTOMOBILE
> PerUnaltracittà
Quaderni di inchiesta urbana
> M.Marzano
Estensione del dominio della manipolazione dall'azienda alla vita privata
> AA.VV.
Consumo di suolo zero
> Sansa,Garibaldi,Preve,Massari
La colata

sabato 11 febbraio 2012

comunicato stampa

LA FINANZA DISTRUTTIVA DI ASL REGIONE E COMUNE

RIDUZIONE DEI SERVIZI

E SVENDITA DEGLI IMMOBILI

La devastante politica di alienazione dei beni pubblici del Comune concorda perfettamente con quella dell’ASL e della Regione. Questi, nella stessa logica liberista, considerano la città come un organismo che può essere smembrato o trasformato, sulla base di una mera valutazione di carattere economico.

Come abbiamo recentemente appreso dalla stampa, si prospetta infatti la svendita massiccia a privati del patrimonio immobiliare sanitario, dall’ ex Ospedale San Giovanni di Dio (già venduto) a parti consistenti del pregiato complesso ex psichiatrico di San Salvi, agli ex sanatori Banti e Luzzi, in uno stillicidio di pezzi importanti di città o dei suoi dintorni, quasi sempre di alto valore storico, culturale e architettonico.

Nessun interesse sociale, nessun ragionamento sull’assetto complessivo e strategico della città, sembra entrare in gioco in queste vendite. Contano solo le regole di mercato, fondate sulla esclusiva convenienza economica - per il privato naturalmente - di acquisire beni ex pubblici per trasformarli secondo criteri di pura redditività.

L’ideologia del contenimento dei conti pubblici copre sistematicamente queste operazioni, legittimandole al di fuori di ogni controllo democratico e partecipativo.

L’imperativo da parte dell’ASL è fare cassa sottacendo le vere cause che hanno determinato i buchi di bilancio, riconducibili non solo ai tagli della sanità bensì, come emerso di recente nonostante la scarsa trasparenza della sua amministrazione, a una mala gestione, a sprechi inaccettabili: vedi le spregiudicate quanto discutibili acquisizioni immobiliari (Villa Iris, edificio al Ponte di Mezzo), gli appalti e convenzioni di servizi ai privati palesemente antieconomici rispetto al loro mantenimento in ambito pubblico, agli stipendi stellari dei dirigenti….(pure la Società della Salute di Firenze è stata collocata all’ultimo posto nella valutazione delle Società della Salute toscane stilata dal S. Anna di Pisa).

A pagare ancora una volta non saranno i responsabili, ma gli incolpevoli utenti dei servizi socio-sanitari e gli operatori del settore. La ASL intende smantellare presidi sanitari di quartiere e strutture, anche quando sono di recente ristrutturazione, perfettamente funzionanti e ritenute di eccellenza dai dirigenti stessi dell’ASL, come è il caso della Rsa “Le Civette”.

Paga e pagherà anche la città depauperata ulteriormente del proprio patrimonio pubblico e sempre più strutturata su misura degli interessi privati, sovente concentrati in un manipolo di operatori finanziari e immobiliari che ne ipotecano ogni futura trasformazione e riqualificazione in senso sociale e ambientale.

Alienare questo patrimonio, in un mercato in crisi come quello attuale che frena le acquisizioni e abbassa i valori immobiliari, di fatto equivale alla sua svendita, a una colossale operazione di trasferimento di risorse al privato, a danno della collettività. Il tutto con il pieno avallo delle stesse istituzioni politiche preposte alla tutela degli interessi generali quali la Regione e il Comune.

Occorre che su tutto ciò la società civile intervenga con una puntuale informazione e mobilitazione contro il progressivo restringimento delle politiche d’intervento pubblico e sociale, come già avviene nel caso della RSA Le Civette. Occorre ampliare la denuncia e le mobilitazioni proprio nel momento in cui è evidente il degrado sociale e ambientale generato dai dettami delle teorie liberiste, per ottenere la capillare diffusione di servizi alla persona e di attività culturali e ricreative, di verde e di luoghi di aggregazione sociale di cui si sente grande la mancanza in una città sempre più mercificata e ridotta ad un conglomerato edilizio senza coesione, storia e anima collettiva.

Va affermata e diffusa una politica che rilanci la pianificazione dei processi di trasformazione, che preservi il patrimonio collettivo, considerando in particolare quello dismesso una grande opportunità strategica di recupero, finalizzato al miglioramento delle condizioni di vita urbane.

Una politica che abbia (vedi il recente Forum dei Comuni per il bene comune di Napoli) una solida visione della città come bene comune, che ponga al primo posto i problemi e le esigenze della popolazione e consenta ai cittadini di tornare protagonisti del destino della città.


mercoledì 7 dicembre 2011

L'inganno della crescita - Luca Mercalli



Passaparola- L'inganno della crescita - Luca Mercalli
Quando vediamo la pubblicità inneggiare a modelli di vita dove il successo si misura con quanti cavalli ha nel motore, quanto è più grande la sua automobile, quante stanze hai nella tua casa, quante case ha in più, quanti viaggi esotici riesce a fare, è un continuo stimolare la mente su oggetti e proposte di una vita al di fuori dei limiti, è proprio la pubblicità che ci dice "Trasgredisci i limiti". Non ci sono limiti nel mondo, più compri e quindi più soldi devi avere e più potrai trasgredire questi limiti e avere una vita di successo, ma questa è una trappola mortale, non è possibile trasgredire i limiti fisici della termodinamica ambientale, delle risorse di cui disponiamo. Ogni popolazione sulla Terra ha i suoi limiti, l'uomo ha l'intelligenza, ma l'intelligenza serve per essere consapevole dei limiti, non soltanto per tentare di superarli, il superamento dei limiti è possibile in alcuni casi e per limitati brevi periodi, non è possibile all'infinito.

mercoledì 16 novembre 2011

NO AI TAGLI DELLE STRUTTURE E DEI SERVIZI PER GLI ANZIANI
SALVIAMO LA RSA e il CD Alzheimer Le CIVETTE - San Salvi - Firenze

GIOVEDI’ 17 NOVEMBRE 2011 DALLE ORE 13
PRESIDIO davanti alla RSA Le Civette
per far sentire la nostra voce ai dirigenti della ASL 10


Le Civette occupano più di 70 lavoratori e ospitano 50 anziani su 60 posti disponibili nella RSA e 7 anziani su 15 posti disponibili nel Centro diurno Alzheimer. Nell’ambito delle RSA le Civette costituiscono una struttura di eccellenza su cui la ASL ha investito soldi pubblici fino a pochi mesi fa.
Nonostante questo la ASL 10, senza spiegazione alcuna, con il comunicato di chiusura del 31 ottobre, sfratta gli anziani che ci vivono creando angoscia agli assistiti ed ai loro familiari nonché ai lavoratori dipendenti che vedono messo a rischio il posto di lavoro.
* I dirigenti della ASL 10 , a seguito della mobilitazione dei lavoratori e dei familiari hanno solo rimandato la data, ma non hanno dato segni di voler mettere in discussione tale decisione.
* Per la chiusura la ASL ha prodotto motivazioni vaghe e generiche ,non supportandole con alcun atto e delibera. Questo si configura omissione contro la legislazione vigente sulla trasparenza della pubblica amministrazione: quali sono i reali progetti sulla struttura delle Civette e sull’area di San Salvi?
* Fra i lavoratori e i familiari vengono messe in giro voci su ipotesi di chiusura a breve che generano allarme e incertezze,tese a dividere i lavoratori tra loro, i familiari tra loro e i lavoratori dai familiari nella logica del dividi et impera!

Gli ospiti e i loro familiari non hanno intenzione di essere sfrattati dalla RSA Le Civette che è la loro casa e il luogo delle loro relazioni affettive.
Gli operatori, a cui è stato promesso un ricollocamento per ora vago e incerto, non li abbandoneranno.
La chiusura della struttura porterebbe alla perdita di 60 posti nelle RSA fiorentine, a fronte di liste di attesa di oltre 300 anziani e famiglie che stanno aspettando per un posto nelle RSA.
Ma la ASL sostiene, contro ogni logica, che la sparizione delle Civette, permetterebbe di assistere un numero maggiore di anziani non autosufficienti: proprio mentre contemporaneamente si taglia pesantemente anche sull’assistenza domiciliare e sui contributi alle famiglie per le badanti.
Nell’area di San Salvi il degrado di strutture come il Giardino delle rose e i Girasoli,dove vivono malati psichiatrici, contrasta con il lusso delle strutture deputate alla dirigenza, come villa Fabbri.
Ma allora i tagli sono soprattutto per i più deboli? anziani, disabili, malati psichiatrici?

I LAVORATORI DELLA RSA LE CIVETTE – GLI OSPITI E I LORO PARENTI
Comitato ORO - CUB Sanità di Firenze - Associazione A.Di.N.A. - Comitato San Salvi chi può - volontari A.V.O. - Medicina Democratica - Associazione per la memoria viva di San Salvi “Carmelo Pellicanò”

giovedì 3 novembre 2011

Cemento amato

La Libera Università Ipazia con il Giardino dei Ciliegi
presenta il settimo ciclo di incontri su “Città reale / città possibile”

Cemento amato
Luoghi e progetti di resistenza urbana
(Dalla merce-città alla città bene comune)
al Giardino dei Ciliegi
Via dell’Agnolo, 5 Firenze

5 novembre 2011

ore 9,30 Video “A Nord Est”, regia di Milo Adami e Luca Scivoletto
10,15 Ubaldo Ceccoli: Merce-città, corpi, vibrazioni di luce.
10, 45 Sylvette Denefle: Urban and Gender Policies in France. (traduzione simultanea)
dibattito
Ore 13,30 pausa pranzo
Ore 15,30 Aree dismesse e memoria:
Presentazione della mostra “San Salvi e il margine est di Firenze”.
Giancarlo Carena: Immagini e suggestioni sulla riconversione degli ospedali psichiatrici.
Franca Gianoni e Giandomenico Savi: San Salvi, una grande opportunità di riqualificazione conservativa.
16,50 Gianni Vannetti: Dissolvenza sullo spazio pubblico.
dibattito

12 novembre 2011

Ore 9,30 Letture sul tema a cura di Clotilde Barbarulli, Mara Baronti, Anna Biffoli, Sandra Cammelli, Anna Picciolini (Giardino dei Ciliegi).
10,15 Camilla Perrone: Divercity. Conoscenza, pianificazione, città delle differenze.
10, 45 Giancarlo Paba: Le “politiche pubbliche dal basso”: come i cittadini e le cittadine possono costruire luoghi collettivi e beni comuni.
dibattito
Ore 13,30 pausa pranzo
Ore 15,30 Alla DERIVA attraverso un’altra Firenze. L’esperienza dei partecipanti all’VIII Convegno nazionale della rete interdottorato in pianificazione urbana e territoriale.
Ore 16,00 Tavola rotonda sulle esperienze: “Tubinga - quartiere Sudstadt” (Viviana Lorenzo e Camilla Perrone); “Città in transizione, il caso di Vaiano” (Stefano Mattei); “Come costruire un nuovo noi in contesti multiculturali” (Maria Chiara Patuelli); “L’ Aquila: svendita del territorio e furto di democrazia” (Sara Vegni). Coordina Anna Picciolini
dibattito e riflessioni finali

Mostra

San Salvi e il margine est di Firenze. Esiti del workshop sull’orticoltura urbana organizzato dal Dottorato in Progettazione della Città del Territorio e del Paesaggio

lunedì 31 ottobre 2011

Segnaliamo il seguente articolo di Paolo Berdini

Città e territori come beni comuni. Nove proposte per salvare il Belpaese


Dopo Tangentopoli la legislazione urbanistica è stata smantellata. Le metropoli sono diventate terreno di conquista degli speculatori. Fiumi di cemento hanno inondato i nostri territori. Ripristinare la legalità, bloccare le espansioni urbane, riqualificare le periferie, recuperare il costruito abbandonato: ecco tutto ciò che andrebbe fatto per fermare il saccheggio del territorio e delle città. (26 ottobre 2011)

Leggi tutto....

sabato 29 ottobre 2011

Big Bang Leopolda, la protesta fuori dai cancelli contro Renzi
Video su "La Nazione.it"

venerdì 28 ottobre 2011

OTTOBRE: MESE PER LA TUTELA DELLA SALUTE MENTALE
LA ASL LO FESTEGGIA CON LA ROTTAMAZIONE DI ANZIANI INVALIDI E LAVORATORI!

SALVIAMO LA RSA e il CD Alzheimer Le CIVETTE - San Salvi, Firenze
Senza spiegazione alcuna la ASF 10 sfratta gli anziani invalidi che vivono nella RSA Le Civette creando un grosso disagio agli assistiti ed ai loro familiari. Le Civette occupano 73 lavoratori e ospitano 60 anziani nella RSA e 7 anziani nel Centro diurno Alzheimer. La ASL NON ha reso note le motivazioni della chiusura, né l’uso che vorrà fare della struttura su cui ha speso, da poco tempo, soldi pubblici per ristrutturarla e renderla adeguata al servizio a cui è adibita. E soprattutto che fine faranno gli ospiti residenti alle Civette, soggetti anziani, non autosufficienti e indifesi. I dirigenti della ASL 10, dopo aver inviato comunicazione di chiusura al 31 ottobre, che aveva portato al licenziamento dei lavoratori dipendenti, hanno per ora solo rimandato la data, dopo la mobilitazione dei lavoratori e dei familiari, ma non hanno dato segni di voler mettere in discussione tale decisione. Inoltre la ASL si rifiuta di rendere pubbliche le motivazioni di tale decisione e non ha prodotto al momento alcun atto relativo alla stessa, con gravi omissioni che vanno contro la legislazione vigente sulla trasparenza della pubblica amministrazione. Gli ospiti e i loro familiari non hanno intenzione di essere sfrattati dalla RSA Le Civette che è la loro casa e la loro famiglia. Gli anziani della struttura, persone indifese ed invalide, che non riescono a spiegare il loro disagio e la loro sofferenza, hanno bisogno di chi possa offrire loro con continuità la propria competenza professionale. I 73 operatori, a cui è stato promesso un ricollocamento per ora vago e incerto, non li abbandoneranno. La chiusura della struttura porterebbe alla perdita di 60 posti nelle RSA fiorentine, a fronte di liste di attesa di oltre 300 anziani e famiglie che stanno aspettando per un posto nelle RSA. Chiediamo la solidarietà di tutti i cittadini, le associazioni e le organizzazioni impegnate per la difesa della salute e dei servizi sociali, contro la politica dei tagli e soprattutto di quelli che si rivolgono alle fasce più deboli della popolazione: anziani, disabili, malati psichiatrici.

SABATO 29 OTTOBRE dalle ore 9 alle ore 12
presidio alla Stazione Leopolda piazzale di Porta al Prato
per far sentire la nostra voce
a chi interverrà alle giornate del big bang del sindaco Renzi

SALVIAMO LA RSA e il CD Alzheimer Le CIVETTE - San Salvi

I LAVORATORI DELLA RSA LE CIVETTE – GLI OSPITI E I LORO PARENTI
CUB Sanità di Firenze - Associazione A.Di.N.A. - Comitato San Salvi chi può -
A.V.O. - Medicina Democratica -
Associazione per la memoria viva di San Salvi “Carmelo Pellicanò”

martedì 18 ottobre 2011

SPECULAZIONE EDILIZIA NEL PARCO DI SAN SALVI

Mercoledì 19 ottobre - ore 20.00

Via De' Conciatori - Firenze




giovedì 13 ottobre 2011

SOLIDARIETA’ ALLA LOTTA CONTRO LA CHIUSURA DE “LE CIVETTE”


12/10/2011
Il Comitato S. Salvi chi può esprime la più profonda solidarietà alla lotta che familiari, ospiti e lavoratori della RSA “Le Civette”, appoggiati dall’organizzazione sindacale CUB Sanità e da altre Associazioni, conducono contro la chiusura della struttura, immotivatamente e cinicamente decisa dalla ASL fiorentina.
Il modus di operare della ASL anche in questo caso non si smentisce: interventi costosi per portare una struttura all’eccellenza, farne il fiore all’occhiello, il modello per ogni RSA che ambisca alla certificazione di qualità, e poi dismetterla e destinarla, se mai sarà destinata, ad un uso diverso per cui occorreranno altri interventi non a costo zero. Fai e disfa sembra il leit-motiv della Dirigenza ASL, senza tener conto degli anziani e pazienti lungodegenti, trattati come pacchi postali da spostare di qua o di là in barba al “vincolo della territorialità”, e dei lavoratori, nel caso specifico 73, messi di fronte all’incubo del licenziamento senza un preavviso o un piano di reinserimento lavorativo.
A richieste precise sulla motivazione del provvedimento, viene invocata una generica riorganizzazione sanitaria sui cui principi e finalità si glissa o ci si contraddice o addirittura si contesta il diritto (Legge 241) del cittadino all’informazione. Ciò che è evidente e pesante sono le numerose spese senza senso e il grandissimo disagio psichico e fisico per le persone direttamente coinvolte; tutto il contrario delle finalità di prevenzione e cura a cui l’ASL, per sua natura, è tenuta e a cui apertamente viene meno.
La lotta unitaria che familiari, ospiti, lavoratori hanno immediatamente intrapreso organizzandosi dal basso insieme ad altre Associazioni e con l’appoggio della CUB Sanità è espressione della presa in carico in prima persona non solo dei propri problemi ma anche di quelli degli altri riaffermando il diritto al rispetto e alla dignità che la decisione dell’ASL ha calpestato.
La discussione e la soluzione non può dunque avvenire su tavoli separati ma insieme e attraverso un confronto diretto e democratico con le Istituzioni.

lunedì 26 settembre 2011

GIU’ LE MANI DA SAN SALVI !!! GIU’ LE MANI DA “LE CIVETTE” !!!

“Poi c’è da rispettare il vincolo della territorialità: se i pazienti sono stati per anni inseriti in una zona, non si può spostarli all’improvviso in un’altra”. Era il 29 ottobre 2010 e l’ing. Marroni, direttore generale dell’ASL fiorentina, così giustificava l’acquisto a caro prezzo (circa 4 milioni di euro) di Villa Iris. A chi gli faceva notare che, vista la crisi economica e i gravi buchi di bilancio della sanità regionale, sarebbe stato opportuno recuperare le strutture già esistenti a San Salvi per ospitare alcuni pazienti, il nostro ingegnere puntigliosamente sosteneva che questi, giustamente, hanno il diritto di restare nei luoghi di abituale residenza.

22 Settembre 2011: l’ASL fiorentina intima, senza alcuna motivazione, la chiusura della RSA “Le Civette” che opera all’interno di San Salvi. Questo grave atto comporta il licenziamento di 73 operatori, di collaudata e riconosciuta esperienza e professionalità, e il trasferimento di ben 67 anziani e pazienti lungodegenti. Inutile ribadire che questi hanno vissuto gran parte della loro esistenza proprio negli ambienti de “Le Civette”. Questi luoghi sono la loro casa, San Salvi è il loro mondo. Gli operatori sanitari e gli altri pazienti, la loro famiglia.

Cinicamente, i dirigenti dell’ASL fiorentina ne sanciscono la deportazione, sì la deportazione coatta in altri ambienti, in altri luoghi, a contatto con altre persone, con altre realtà. E’ un mondo che si sgretola e a farne le spese sono proprio i più deboli, i più indifesi! Che importa, tanto ci sono interessi economici da soddisfare, c’è da speculare su San salvi, c’è da risanare il bilancio della sanità, colpevolmente compromesso dalla imperizia gestionale. Cosa vuoi che contino alcuni malati, per di più in età avanzata, e alcuni lavoratori, che tanto una sistemazione la troveranno! Sono vite di scarto, esseri in esubero di cui l’azienda si può sbarazzare facilmente!

Caro ing. Marroni, viste le sue dichiarazioni, le chiediamo come mai il vincolo della territorialità, utile per giustificare l’esborso di 4 milioni per Villa Iris, a distanza di un anno abbia perso di efficacia e l’ASL può così decretare la diaspora dei lavoratori e dei pazienti de “Le Civette”?

Le garantiamo che il Comitato tutto, assieme agli altri soggetti che stanno subendo questo grave e ingiustificato provvedimento, si adopererà affinché sia ripristinato il rispetto e la dignità di queste persone, di queste “vite di scarto”, cosi impunemente calpestate.

giovedì 22 settembre 2011

venerdì 16 settembre 2011

venerdì 29 luglio 2011

RIPARTE IL PROGETTO DELLA DEVASTANTE “STRADA PARCO” DEL MONTE CECERI

Con buona pace di coloro che speravano in un ravvedimento dell’amministrazione comunale di Fiesole, il famigerato progetto della “strada parco”, in realtà un’arteria rotabile aperta al transito delle auto, fortemente osteggiato da comitati e cittadini, riparte, dopo anni di apparente accantonamento, in seguito ad un accordo con la Provincia di Firenze e nonostante il vincolo di tutela dell’area fissato con il D.M. 274 del 1951.

La nuova strada, che attraversa il parco di Monte Ceceri e la parte fiesolana dell’ A.N.P.I.L. del torrente Mensola, viene astutamente accorpata alla bonifica dell’ex-discarica di Maiano, pubblicizzando entrambe le opere senza alcun pudore come “un tassello in più alla riqualificazione dell’area, alla salvaguardia e alla valorizzazione dell’ambiente”.
Le due opere, legate pretestuosamente, sono evidentemente di segno opposto: mentre la bonifica integrale della ex-discarica è opera assolutamente necessaria per il risanamento ambientale del sito,
la nuova strada invece è manifestamente incompatibile con il parco, fortemente impattante sul suo delicato equilibrio naturale e paesaggistico.
E’ palese che trasformare l’attuale strada sterrata che congiunge Maiano alla località di Baccano, per bypassare Fiesole e veicolare verso Firenze il traffico tutt’altro che contenuto proveniente dalla s.p. 54 dei Bosconi, significa compromettere irreparabilmente un’area limitata e circoscritta come quella del parco del Monte Ceceri e del torrente Mensola e, attraverso l’incremento della circolazione automobilistica, estendere il degrado anche al pregiatissimo versante collinare fiorentino sovrastante il Salviatino.
La denominazione “strada parco” è del tutto mistificante, dal momento che non si intende attrezzare un percorso di tipo ciclo-pedonabile, l’unico compatibile con un’area naturalistica e protetta, bensì si procede ad aprire una nuova viabilità più correttamente definibile “distruggi parco”, perché appunto distrugge la quiete, il silenzio e il contatto con la natura, cioè i connotati più preziosi e vivificanti di questo luogo panoramico e di grande amenità, dai caratteri quasi montani, ricco di reminiscenze storiche e che per la sua vicinanza rappresenta un vero e proprio paradiso fuori porta.

Un bene comune di valore immenso, da preservare anche per le future generazioni e che continueremo strenuamente a difendere contro un’amministrazione (la stessa, ricordiamo, che ha permesso l’inaudito scempio paesaggistico di Ellera, con un intervento edilizio sotto la villa Guadagni che ha stravolto irreparabilmente la sua magnifica veduta storica) che con queste decisioni, ignorando il vincolo sancito dal D.M. 274 del 1951, contravviene anche al dettato di due fondamentali leggi regionali: la L. 52/82, che destinava l’area di Monte Ceceri a tutela integrale, e la L. 1/2005 art. 4 e 5, che considera invarianti strutturali i luoghi di preminente rilevanza sotto il profilo storico e paesaggistico, come le colline di Firenze, e i loro caratteri peculiari quali elementi cardine dell’identità dei luoghi, riferimenti imprescindibili dello Statuto del territorio.


venerdì 22 luglio 2011

Acquisti che non quadrano ! (6)

1 – Edificio costruito dalla Quadra s.r.l. 2 – Autocarrozzeria in attività
3 – Edificio acquistato dall’ASL

Non ci meraviglia che le indagini sull’operato della Quadra si siano concluse con un rinvio a giudizio per 22 persone che dovranno rispondere di accuse pesanti.

E’ una conclusione annunciata perché accanto all’ex Panificio Militare, dove sono stati messi insieme tanti pezzi che non “quadravano”, molti cittadini e comitati si sono scontrati con la frenetica e molto discutibile attività di questa società che faceva il bello e il cattivo tempo sulle demolizioni di capannoni e vecchie fabbriche, su cui ricostruiva in poco tempo complessi residenziali enormi senza curarsi delle altezze, delle distanze dagli edifici preesistenti, dell’ eventuale presenza di spazi verdi e di tutte quelle regole che un comune cittadino è obbligato a rispettare anche se vuole solamente modificare una porta.

Ogni spazio su cui la Quadra ha costruito, sulla base di quanto riportato dalla stampa locale, assomma irregolarità diffuse per di più non notate da chi doveva controllare, fino a che la Procura non ha iniziato a indagare e a procedere alle necessarie acquisizioni.

Nessuno, sapendo queste cose, per niente segrete, si azzarderebbe a comprare un immobile coinvolto in queste vicende. Per questo ci meraviglia molto l’acquisto da parte della ASL di un edificio, ancora in costruzione, al n. 27 di Via del Ponte di Mezzo, in una corte interna in cui sono stati tirati su due fabbricati dall’abbattimento di precedenti capannoni. I progetti iniziali sono stati sequestrati dalla magistratura; nonostante ciò, sono stati ripresentati dalla proprietà e accolti senza battere ciglio da chi avrebbe dovuto per lo meno attendere le conclusioni dell’inchiesta giudiziaria.

Ce n’è abbastanza per tenersi alla larga da questo ginepraio, ma l’ASL stranamente non lo fa e acquista l’edificio per circa 4 milioni di euro, secondo noi un milione in più rispetto al prezzo di mercato, con grande soddisfazione del venditore. La struttura dovrebbe accogliere alcuni pazienti ex psichiatrici trasferiti da San Salvi, ma il luogo appare inidoneo anche al più elementare senso comune: un cortile interno sovraccarico di costruzioni, circondato da alti palazzi, dall’accesso così stretto che i Vigili del fuoco non potrebbero entrare con i loro mezzi in caso di pericolo. Senza parlare dell’Autocarrozzeria ancora in piena attività.

Come ha fatto l’ASL a definire congruo il prezzo e soprattutto il luogo tenendo conto delle severe e cogenti prescrizioni previste per una residenza sanitaria? Non c’era nessun’altra possibilità? Oppure, quando si spendono i soldi pubblici non si fanno quelle opportune valutazioni che contraddistinguono una gestione oculata e realmente attenta al bene pubblico? Soprattutto poi se i bilanci sono già in rosso e per ripianarli non si pensa ad altra soluzione che a quella ancor più rovinosa di vendere gli immobili di proprietà come quelli del Parco di San Salvi.

Infine, l’amministrazione comunale, il sindaco Renzi pensa proprio di assecondare gli incauti progetti dell’ASL?

Ricordiamo che è proprio al comune che spetta il controllo della regolarità delle pratiche edilizie e la definizione, nel rispetto degli interessi della collettività, delle destinazioni d’uso degli immobili.

mercoledì 22 giugno 2011

martedì 21 giugno 2011

Mercoledì mattina, 22 giugno, verrà portato in discussione in Consiglio comunale il Piano strutturale di Firenze (con un'accelerazione incredibile nei tempi di lavoro negli ultimi mesi).
E' un passaggio importantissimo per la città perché ne disegna il futuro per i prossimi decenni.
Il nostro comitato più volte ha espresso un giudizio negativo su questo piano, e la situazione non è certo migliorata dopo la fase delle osservazioni. Abbiamo previsto, con altri comitati, associazioni e Gruppi consiliari, di organizzare un presidio davanti a Palazzo Vecchio
mercoledì 22/6 alle ore 12.00
proprio per richiamare l'attenzione su questo avvenimento.

Invitiamo a partecipare numerosi!

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Segnaliamo a tal proposito la pubblicazione su Il Fatto Quotidiano di questo articolo curato dal Gruppo consiliare "PerUnaltracittà"
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/20/liberiamo-firenze/120700/

Da il Fatto Quotidiano un articolo di Marco Boschini:
Ambiente & Veleni | di Marco Boschini - 20 giugno 2011

Liberiamo Firenze!
Riceviamo e volentieri pubblichiamo una dura nota del gruppo consiliare “Per Un’altra Città” di Firenze, circa l’ormai prossima approvazione del nuovo Piano strutturale della città, quello che, per dirla con lo slogan del sindaco Matteo Renzi, avrebbe dovuto essere a crescita zero… Mah… Ci piacerebbe raccogliere anche l’opinione del primo cittadino.

Mercoledì 22 giugno è prevista l’approvazione del nuovo piano urbanistico di Firenze, il cosiddetto Piano Strutturale. Negli ultimi due mesi sono state presentate le osservazioni al piano che, è necessario sottolineare, non saranno discusse in seno al Consiglio comunale ma proposte e approvate in blocco! Strano modo di intendere la partecipazione e la trasparenza da parte di un sindaco, Renzi, che ne ha fatto il proprio cavallo di battaglia durante la campagna elettorale................ (continua)

lunedì 20 giugno 2011

DOCUMENTO CONCLUSIVO DELL’INCONTRO:

RINASCITA DI SAN SALVI E POTENZIAMENTO DEL VERDE NEL QUARTIERE 2
idee e proposte concrete per un recupero sociale e ambientale

Per prima cosa ci preme denunciare un fatto ricorrente: nonostante il nostro invito, le istituzioni locali – Comune e ASL – si sono fatte notare per la loro assenza. Questa rivela la loro sordità nei confronti delle istanze partecipative di base, sordità ancor più sconcertante in questo momento di rinnovata mobilitazione dei cittadini in difesa dei beni comuni.

I diversi contributi presentati al nostro incontro di giovedì 16 giugno, da un lato hanno mostrato la ricchezza di ipotesi e di approcci che il complesso suggerisce, e dall’altra hanno anche evidenziato ancora una volta la straordinarietà che proprio il complesso riveste sia in sé (nella sua storia e nelle sue valenze contemporanee) che nei confronti della città.
Si tratta allora di individuare una proposta di indirizzo, che da un lato sappia cogliere la ricchezza delle potenzialità e dall’altro sappia trovare un tema unificante, che non frammenti o che, peggio, banalizzi e svenda lo straordinario complesso architettonico e ambientale.
Riteniamo che la strada intrapresa dall’esperienza di Trieste sia quella più stimolante e anche la più coerente, opportunamente reinterpretata ed adeguata alla condizione di Firenze e di San Salvi. La reinterpretazione che si propone è centrata sull’ipotesi di attivare e di promuovere una struttura per la
prevenzione ed in parte per la cura dei disagi sociali e mentali urbani, anche in relazione alla condizione perdurante della Crisi che ci attanaglia.
Disporre quindi di un luogo accogliente, dai ritmi lenti, dagli spazi molteplici, per giovani coppie e per soggetti precari, nei quali si possono sviluppare tante e diverse attività di diversi ruoli urbani socialmente significativi (esperienze di mercato contadino, social housing e cohousing, coworking, ateliers e laboratori artistici e artigianali, ecc.), di diversa importanza terapeutica (residenze assistite e protette, laboratori sanitari, ecc.), nonché di conservazione e potenziamento attivo della memoria dei luoghi.
Tutto ciò è estremamente significativo ed offrirebbe alla città tutta una sorta di
Oasi di ecologia ambientale e della mente, oltre che urbanistica, estesa a tutto il Complesso, dall’ex manicomio, alle scuole, al verde pubblico, alle parti del quartiere direttamente interessate (chiesa, ecc.)
Se questa ipotesi fosse condivisa, potrebbe partire immediatamente una fase di progettazione allargata, e partecipata, che deve coinvolgere sia i
soggetti istituzionali direttamente interessati, ossia l’ASL, il Comune, la Provincia e l’Università, che i soggetti sociali che operano all’interno di San Salvi (cooperative, associazioni, ecc.) e i movimenti e comitati, espressione di una diffusa consapevolezza sociale relativa alla rinascita di questo grande patrimonio collettivo.
Riteniamo che entro breve tempo possa essere elaborato e pubblicizzato un
PIANO STRAORDINARIO DI RECUPERO AMBIENTALE ED URBANISTICO dell’area, strettamente integrato con le scelte del Piano Strutturale attualmente in discussione, che si fonda su alcune opzioni non negoziabili:
1. mantenimento della
proprietà pubblica di tutta l’area di San Salvi,
2. estensione della
destinazione a servizi pubblici all’intero complesso manicomiale,
3. convocazione prima delle vacanze estive di una
conferenza allargata dei soggetti istituzionali e non per definire le priorità dell’azione di rinascita dell’area,
4. elaborazione, entro un anno, del
Piano Straordinario di Recupero e conseguente avvio dei lavori di riordino dell’area.

Proprio questo modello di gestione del processo, prima progettuale e quindi attuativo, anche per fasi successive, insieme all’interesse per il tema adottato potrebbero costituire una proposta innovativa per la Città, ed un modo per cominciare a praticare gli spazi urbani e di servizio come reali Beni Comuni della città, del territorio e della popolazione, oltre che dell’Amministrazione Pubblica.

martedì 14 giugno 2011

Invitiamo a partecipare all'incontro

RINASCITA DI SAN SALVI E

POTENZIAMENTO DEL VERDE NEL QUARTIERE 2

idee e proposte concrete per un recupero sociale e ambientale

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16 giugno 2011 - ore 16,30

Circolo Arci “A. del Sarto” – Via Manara, 12 – Firenze

* * * * *

Introduce e coordina

Giandomenico Savi (Comitato SanSalvichipuò)

arch. Corrado Marcetti (Fondazione Michelucci)

Riabilitare San Salvi: le persone, gli spazi, l’ambiente

prof. Marco Massa (Docente di Urbanistica)

Quale recupero per San Salvi oggi

prof. Pietro Clemente (Docente di Antropologia Culturale) - comunicazione scritta

Musei pluriautoriali come forma di partecipazione e musei aziendali come forma di oligarchia

prof. Giorgio Pizziolo (Docente di Urbanistica)

Conclusioni - Una proposta per il quartiere e per la città

Dibattito: le proposte dei cittadini

Le proposte dell’Università

arch. Stefano Carmannini

Progetto urbanistico per il recupero dell’area di San Salvi a Firenze

Laboratorio di sintesi in progettazione urbanistica

Esperienze di progetti di recupero dell’area

arch. Giulia Casimirri – Giada Miccinesi

Progetto di gestione per le ANPIL del Mensola

Ferrini – Gacci – Giovannetti – Guarducci

Desiderata e potenzialità: materiali per un progetto del Laboratorio di urbanistica

Sono stati invitati gli amministratori comunali, i gruppi consiliari e i dirigenti dell’ASL fiorentina

sabato 28 maggio 2011

Quando l'allegra finanza dell'ASL si intreccia con le speculazioni Quadra (5)

Comunicato Stampa Congiunto: Comitato Ex Panificio Militare - Comitato San Salvi chi può - Medicina Democratica Firenze - Tommaso Grassi Gruppo Spini per Firenze - Ornella De Zordo gruppo PerUnaltracittà

L'Asl pur di vendere San Salvi compra l'immobile di via Ponte di Mezzo, costruito grazie alle norme Quadra

Siamo sicuri che sia il luogo adatto dove trasferire ex degenti di San Salvi?

“L’edificio acquistato di recente dall’ASL in Via Ponte di Mezzo, 27 è stato costruito grazie alle norme ‘Quadra’: i due capannoni artigianali preesistenti, corrispondenti ad una tipografia (Nigi) e ad un’officina (Villanelli), classificati come ‘classe 6’ sono stati sostituiti da un unico edificio a destinazione residenziale." Lo affermano i Consiglieri comunali Tommaso Grassi e Ornella De Zordo presentando gli atti che testimoniano la connessione, insieme ai Comitati dell’ex-Panificio Militare, SanSalvichipuò e di Medicina Democratica." Solleviamo seri dubbi sul fatto che un ente come l’ASL, nell’ottica della delocalizzazione delle strutture socio-sanitarie e della vendita dell’area di San Salvi, abbia scelto di trasferire alcuni ex degenti del Centro “I Girasoli" in un edificio che è stato oggetto di polemiche, discussioni e di indagini delle Autorità Giudiziarie.”

“E’ bene ricordare che l’immobile posto in Via Ponte di Mezzo n. 27 è all’interno di un isolato in cui si sono susseguiti interventi di densificazione caratterizzati da un accumularsi e sovrapporsi di pratiche con iter discontinuo, travagliato e che alcune di esse sono ancora sottoposte a sequestro della Procura della Repubblica per indagini. A tutto ciò va aggiunto che il soggetto che ha chiesto il permesso a costruire dell’edificio è stato rinviato a giudizio in seguito all’inchiesta della Magistratura sui cantieri della società Quadra s.r.l. Ha senso peraltro un acquisto di più di 4 milioni di euro da parte dell’ASL quando sul territorio fiorentino si chiudono, per mancanza di fondi, i servizi sociali e sanitari alla cittadinanza ?”

“Ci domandiamo inoltre se l’ASL è certa che non si possano verificare problemi dovuti al fatto che l’ingresso all’isolato avviene tramite un’unica via di accesso le cui dimensioni (m. 3,30 x m. 3,05) poco concedono a ottimali standard di sicurezza in caso di evacuazione rapida e forzata dei residenti (incendi, esondazioni, crolli), soprattutto se all’interno sono presenti numerosi nuclei di pazienti non completamente autosufficienti. Non considerare anche questo tipo di problema significa implicitamente mettere a rischio gli attuali residenti e i futuri abitanti del centro ‘I Girasoli’: che questo possa essere motivato col solo obbiettivo di delocalizzare le strutture di San Salvi per procedere il prima possibile alla vendita non può che trovare la nostra più ferma opposizione.”

“Ci interroghiamo se non vale forse anche in questo caso il principio di territorialità invocato dal Direttore Marroni dell’ASL quando si trattò di comprare Villa Iris per gli ex-pazienti delle case famiglia della zona di Viale Volta: quale differenza permette nel caso del Ponte di Mezzo di sradicare i pazienti del centro ‘I Girasoli’ che hanno finora vissuto nell’area di San Salvi ?”

“Continueremo a seguire la vicenda sperando che l’ASL possa rivedere la scelta fatta e che presto si possa tornare indietro rispetto a una decisione che appare certamente un regalo fatto a chi, dopo aver speculato in un tessuto urbano assai delicato e fragile, ricorre alla soluzione di vendere un immobile ad un ente pubblico." concludono i Consiglieri, che aggiungono: "Terremo l’attenzione sul tema, presentando delle interrogazioni in Consiglio sugli aspetti che non ci risultano chiari e chiedendo risposte precise all’ASL che non ha ancora perfezionato le pratiche di acquisto, e segnalando alle Autorità competenti i rischi che temiamo non siano stati presi in dovuta considerazione sotto il profilo della sicurezza.”

giovedì 19 maggio 2011

Due ASL con vocazioni diverse: a Firenze muratori, a Trieste giardinieri (4)

Roseto del Parco di San Giovanni, ex ospedale psichiatrico di Trieste


A Trieste, in questi anni, è in corso la trasformazione dell’ex ospedale psichiatrico di San Giovanni, quello in cui ha operato Franco Basaglia, uno dei fondatori della psichiatria moderna.

Da luogo della contenzione e della sofferenza, il Parco di San Giovanni si sta affermando come luogo di forte interazione con il territorio e la cittadinanza, polifunzionale, di libero scambio delle idee e delle attività. Insomma un vero e proprio laboratorio in cui sperimentare nuove modalità di uso della città.

Il fatto straordinario, almeno per noi fiorentini, è che gli Enti proprietari dell’area e delle strutture, ossia la Provincia di Trieste, il Comune, l’Università e l’Azienda Sanitaria locale, sin dalla chiusura del manicomio, nonostante le radicate difficoltà economiche del sistema sanitario, non hanno mai proposto la valorizzazione immobiliare dell’area, non hanno mai preso in considerazione l’ipotesi di vendere a privati padiglioni e giardini per farci fare esclusive residenze di lusso, come invece si vorrebbe a Firenze, nel Parco di San Salvi. Hanno fortemente voluto che la struttura restasse pubblica, per funzioni pubbliche e sociali.

A partire dalla seconda metà degli anni ’90, un accordo tra questi Enti ha prodotto un positivo recupero del complesso: molti edifici sono stati attentamente recuperati ed attualmente l’area ospita tra l’altro la Clinica Psichiatrica dell’Università, due Dipartimenti Universitari della Facoltà di Scienze, le sedi di Cooperative sociali, un piccolo ma ben attrezzato teatro. Alcuni edifici sono stati adattati a Comunità appartamento per ex-degenti, vi sono inoltre un’Accademia internazionale per capitani marittimi, un Liceo con lingua d’insegnamento slovena, la sede dell’Azienda Sanitaria n.1 e quella del Distretto Sanitario n.1, una Caserma dei Carabinieri, il Museo dell’Antartide, il Museo di Mineralogia dell’Università, la cooperativa “Il posto delle fragole”. Da sottolineare anche il recupero della memoria storica attraverso la diffusione dell’Archivio Storico fotografico, integralmente digitalizzato.

Positivo è stato inoltre l’impegno per il recupero ambientale anche con la valorizzazione degli alberi monumentali e del parco nel suo aspetto paesaggistico, la messa a dimora di migliaia di essenze floreali e di piante ornamentali, l’individuazione di aree per il gioco e le attività ricreative.

Non è un caso che tutto ciò accada a Trieste vista l’autorevolezza dei protagonisti, da Franco Rotelli, ex direttore dell’Azienda Sanitaria e braccio destro di Franco Basaglia, a Giuseppe Dell’Acqua, responsabile del Dipartimento di Salute Mentale, a Giancarlo Carena, intraprendente sostenitore di cooperative e attività sociali autorganizzate.

E a Firenze cosa accade? In una città carica di cultura come la nostra, manca un progetto politico e culturale tra i vari Enti coinvolti (Provincia, Comune, ASL, Università) che riesca a mettere assieme storia, trasformazioni urbanistiche e bisogni del territorio.

Ci misuriamo, inoltre, con personaggi di ben altro spessore e competenze, per i quali peraltro la stampa locale ha sollevato perplessità sulla riconferma, che provengono da settori che nulla hanno a che fare con la Sanità, sia da un punto di vista strettamente merceologico, che per quanto riguarda i criteri gestionali. Come è possibile che chi abbia maturato esperienze di managment industriale in casa Fiat possa poi essere chiamato dai vertici politici regionali a dirigere la Sanità fiorentina? Sottolineiamo che trattori e malati non sono proprio la stessa cosa!

E le conseguenze si vedono!

Qui da noi l’ASL propone:

- lo smantellamento dei servizi sanitari dell’ex ospedale psichiatrico di San Salvi,

- la deportazione coatta degli anziani ed ex degenti in aree ben lontane da quelle abituali di residenza,

- il trasferimento dei lavoratori della Sanità in altre sedi,

- la valorizzazione immobiliare e speculativa del Parco Urbano di San Salvi.

Al grave danno provocato dallo scippo di un’area pubblica alla collettività, si aggiunge la beffa del riutilizzo dei fondi così ricavati per demolire e ricostruire l’Ospedale di Torregalli, che ha solo 30 anni di vita e che fino al 2005 era considerato “un ospedale che per numero e servizi offerti è un fiore all’occhiello della nostra sanità”.

Poi, d’improvviso, se ne prevede l’integrale sostituzione!

Quali sono i rapidi mutamenti che nel volgere di pochissimi anni hanno indotto la direzione dell’ASL a considerare obsoleto e da abbattere un ospedale che in tanti ci invidiano?

Il sindaco Renzi, responsabile dell’urbanistica, concederà il cambiamento di destinazione d’uso dell’area di San Salvi?

Il nostro comitato da sempre si batte per il mantenimento della proprietà e della destinazione pubblica del Parco di San Salvi, il recupero e la riqualificazione dei padiglioni e delle aree verdi, la corretta e trasparente gestione della sanità fiorentina.

Nelle prossime settimane comunicheremo le attività e gli appuntamenti a sostegno del nostro impegno, nel frattempo vi invitiamo alle nostre riunioni che si svolgono il venerdì pomeriggio alle ore 18,00 presso il Circolo Arci “Andrea del Sarto” in Via Manara a Firenze.

lunedì 2 maggio 2011

UNA “HISTORIA FIORENTINA” (3)

Simone di Piero della ricca e influente famiglia Vespucci, visse e operò a Firenze nel 14° secolo. Tra il 1382 e il 1388 fondò l’ospedale di Santa Maria dell’Umiltà, corrispondente all’odierno San Giovanni di Dio in Borgo Ognissanti. Prima di morire, nell’anno 1400 lo donò alla Compagnia di Santa Maria del Bigallo, che già si occupava di altri luoghi di cura. Simone era avvezzo agli affari e ben sapeva come va il mondo, perciò articolò la sua donazione in precisi dettati e clausole: i beni mobili e immobili da lui lasciati alla Compagnia si dovevano destinare unicamente “…all’ospitalità e al servizio uso e vantaggio, utilità accoglienza sostentamento dei poveri e degli infermi e delle persone miserabili per il tempo che verrà” [sott. nostra] ad esclusione di ogni altro “uso e servizio”.

Nei secoli successivi la volontà di Simone è sempre stata rispettata dalla Compagnia del Bigallo e dagli altri gestori di quel bene che la saggia previdenza del donatore aveva destinato al miglioramento della vita nella città al tempo suo e “per il tempo che verrà”.





E’ venuto un tempo, il presente, in cui previdenza e civica saggezza sono virtù generalmente poco praticate. Né si distingue dall’andazzo l’attuale gestore dello storico ospedale di Borgo Ognissanti, l’ASL fiorentina, che infatti progetta di continuare le insensatezze della sua finanza creativa (e probabilmente di sanarne le voragini di bilancio) con un piano di vendite che include pure quegli edifici.

Si dà il caso però che Simone abbia tuttora in Firenze delle degne eredi. Tre di queste, appresi gli sciagurati progetti, per quel che le riguarda, hanno rinverdito la civile cura dell’antenato per il bene collettivo, che evidentemente sentono come propria. Consultati gli opportuni documenti, hanno incaricato un avvocato di produrre una Osservazione all’adottando Piano Strutturale della città con cui si avvisano Comune e ASL che non è possibile fare ciò che si vuole dell’ospedale in questione alterando le volontà del donatore chiaramente espresse e vincolanti. Di fatto hanno preannunciato una diffida alle due amministrazioni verso qualsiasi disegno speculativo che volessero attuare sugli edifici che Simone ha voluto pubblici anche “per il tempo che verrà”.

Il comitato “San Salvi chi può” pratica altre e differenti forme di conflittualità nella difesa dei beni pubblici, in particolare dell’ex ospedale psichiatrico da cui prende il nome, in consonanza con quanti lottano contro l’esproprio dei beni comuni cittadini e metropolitani da parte di avidi e potenti interessi privati, molto ascoltati dalle Amministrazioni locali. Da questo punto di vista e di azione, ritiene originale e certamente incardinata nel ricchissimo contesto storico e culturale toscano, la difesa di un bene pubblico attraverso l’uso di un testamento risalente al 1400.

Ritiene inoltre, che quelle lontane parole dell’estensore suonino di attualissimo rimprovero politico a quanti – pubblici amministratori o politici di professione – solerti al “decoro” dei territori loro affidati, nella sostanza servono i poteri forti e le loro logiche di profitto, nell’ostentato disinteresse e perfino nell’ostilità verso i “poveri”, gli “infermi” e “le persone miserabili” del nostro tempo, che si risolve in disinteresse e danno per lo svolgersi di una civile e umana vita di tutti.

(3 – SEGUE)



venerdì 22 aprile 2011

LA FINANZA CREATIVA DELL’ASL FIORENTINA: VENDERE SAN SALVI PER DEMOLIRE TORREGALLI (2)

E’ con grande stupore che apprendiamo dalla stampa (La Nazione del 17 aprile 2011) che una parte del ricavato della vendita di San Salvi dovrebbe servire per realizzare il nuovo ospedale di Torregalli, che non sarà solo ristrutturato ma addirittura integralmente sostituito da una nuova struttura.

Infatti leggiamo che “Il corpo dell’intero ospedale sarà completamente demolito e ricostruito a poche decine di metri di distanza, sul lato collina. Per iniziare i lavori a Torregalli (serviranno 4 anni per demolizione e ricostruzione), all’Azienda non importerà attendere la vendita di San Salvi, ma basterà avere ottenuto il via libera per la vendita, ovvero l’ok al cambio di destinazione d’uso”, naturalmente da parte dell’Amministrazione Renzi.

Nella video intervista allegata, il direttore dell’ASL, ing. Luigi Marroni, attento a non far riferimento alla demolizione e ricostruzione dell’ospedale, sostiene che questo progetto di ristrutturazione, pur non rientrando nell’originario piano di investimenti, “oggi sembra essere il più razionale ed economico”. E tuttavia già nel 2009 (la Repubblica 2 ottobre 2009) si aveva notizia di questa operazione, peraltro condivisa da Regione e Direzione dell’ASL.

A noi sembra legittimo avanzare invece dei seri dubbi su queste scelte, che, al contrario, riteniamo essere poco razionali e sicuramente antieconomiche. Quali sono le motivazioni che inducono a demolire un moderno ospedale, quale quello di Torregalli, ultimato negli anni ’80 e realizzato secondo i più avanzati criteri di progettazione sanitaria da un’equipe tecnica altamente competente e qualificata?

E’ sorprendente notare che solo pochi anni fa, in occasione dell’ampliamento e della ristrutturazione dell’ospedale, si parlava con entusiasmo di “rinascita” di Torregalli, di rilancio di una moderna struttura ospedaliera, mentre oggi, dopo interventi costati ben 27 milioni di euro, se ne prospetta la demolizione. Anche se questa dovesse essere limitata alle sole “vecchie” strutture, il mantenimento di quelle più recenti unito alla costruzione dei nuovi padiglioni, ci sembra ugualmente inaccettabile e non meno oneroso dell’abbattimento totale, visto che sul sito dei progettisti leggiamo: “i nuovi elementi architettonici sono progettati come un naturale proseguimento del costruito preesistente di cui costituiscono un’addizione che mira a creare un intero unico e coerente.

Ribadiamo quindi che la costruzione di questo nuovo fantomatico ospedale di Torregalli porta con sé un doppio danno alla città, ossia non solo la distruzione di un ospedale già funzionante, ma anche la privatizzazione speculativa del Parco di San Salvi. Francamente non riusciamo a capire quale possa essere il vantaggio per la collettività, cui vengono sottratti spazi e servizi pubblici per finanziare questa nuova costruzione, peraltro non prevista ma inserita all’ultimo momento nel piano finanziario dell’ASL. Ricordiamo che lo stesso direttore Luigi Marroni, nel 2005, definiva Torregalli un “ospedale che per numero e servizi offerti è un fiore all’occhiello della nostra sanità.

La rottamazione di ciò che a tutt’oggi è funzionante ci sembra l’ennesimo spreco di risorse pubbliche che invece potrebbero essere gestite in modo sicuramente più oculato.

La città può continuare a sopportare tutto ciò?

(2 - SEGUE)