sabato 19 luglio 2008

IL CONSUMO DEL SUOLO IN TOSCANA

SATELLITE NON VEDE, CITTADINO NON PIANGE

“La Toscana costruisce meno di tutte le regioni”, “Qui si costruisce meno che nel resto d’Italia. E meglio”, sono alcuni dei titoli con cui la stampa locale ha commentato con enfasi i dati sul consumo del suolo esposti durante un convegno promosso dalla Regione Toscana e dall'assessore Conti.
Sono stati presentati i risultati di una interessante ricerca dell’Irpet che, utilizzando gli impieghi di suolo a fini insediativi, ha tentato di ricostruire la diffusione dell’urbanizzazione in Toscana e i modi con cui questa si è attuata.
A partire dai dati messi a disposizione dal programma europeo di fotointerpretazione di immagini satellitari Landsat, denominato Progetto Corine Land Cover, è emerso che nel decennio 1990-2000 la crescita delle aree urbane in Toscana è stata del 16%, mentre nel periodo successivo, dal 2000 al 2006, sulla base degli aggiornamenti promossi dalla Regione Toscana, questa sembra essere del 3%.
Stando ai risultati della ricerca, quindi, in Toscana la superficie urbanizzata continua ad aumentare, però sensibilmente meno che nel periodo precedente e meno che nelle altre regioni.
L’assessore Conti ha accolto con grande soddisfazione questi risultati che, secondo lui, da un lato confermano la maggiore “capacità pianificatoria” della Regione, che è riuscita a mettere “sotto maggiore controllo, almeno a livello quantitativo, un fenomeno che cominciava ad assumere connotati preoccupanti”, e dall’altro ridimensionano le 109 emergenze territoriali denunciate recentemente dalla Rete Toscana dei Comitati.
Tralasciando considerazioni di carattere generale, che esamineremo in un altro momento, e soffermandoci sui dati più significativi della ricerca, suggeriamo all’assessore Conti una maggiore cautela nel formulare conclusioni, che ci sembrano azzardate. Cerchiamo di spiegarne il motivo.
Come è emerso durante il convegno, alcuni docenti universitari hanno sollevato dei seri dubbi sulla attendibilità dei criteri di rilevazione utilizzati dal Progetto Corine. Infatti, la base informativa utilizzata come unità minima cartografabile è rappresentata da un quadrato con il lato di 500 metri (25 ettari di superficie), e l’unità minima dei cambiamenti di uso del suolo da un quadrato con il lato di circa 224 metri (5 ettari di superficie).
L’unità minima cartografabile condiziona fortemente la stima delle superfici monitorate: se molti poligoni di un uso del suolo sono di superficie inferiore a tale unità, sono difficilmente individuabili e quindi una considerevole sottostima di tale superficie è altamente probabile.
Il Progetto Corine ha come grande limite proprio quello della bassa accuratezza della rilevazione e della rappresentazione cartografica, sufficientemente attendibile per i poligoni più grandi e quindi per le macro trasformazioni, assolutamente poco affidabile nel caso in cui gli interventi siano di entità minore di quella rilevabile.

Sarebbe come pretendere di vedere oggetti molto piccoli con un microscopio la cui sensibilità ottica e visiva è insufficiente rispetto alle dimensioni degli oggetti stessi. Essi verranno ignorati!

Il rischio è appunto quello della sottostima delle trasformazioni, soprattutto in Toscana in cui la maggior parte delle edificazioni riguarda interventi di limitate dimensioni; pensiamo alle piccole e numerose lottizzazioni divenute ormai abituali, al cosiddetto svillettamento della campagna toscana, all’edificazione a nastro lungo la viabilità principale, alle “fattorie collinari toscane” quasi completamente inventate, alle edificazioni commerciali e industriali di tipo puntuale, insomma a tutti quegli esempi di cattiva urbanistica che questo telerilevamento da satellite non è in grado di individuare.
A questo punto risulta molto difficile stabilire quanto suolo è stato realmente occupato in Toscana dalla nuova edificazione perché una parte considerevole, secondo noi, è sfuggita alla rilevazione; non solo, anche la valutazione delle dinamiche temporali e i confronti con le altre regioni non sono affatto attendibili se non è certa la base dei dati utilizzati.
Come ha sostenuto il prof. Di Pietro, riteniamo, quindi, che il Corine sia un “attrezzo inadatto a valutare la Toscana dove gli interventi sono capillari, cosa che il metodo trascura”.

Allora, caro assessore Conti, molta soddisfazione per nulla?

Riteniamo proprio di si; avremmo sperato in una reale inversione di tendenza, invece, archiviato il Corine, ci ritroviamo le irrisolte e numerose emergenze territoriali.
E siccome lei sembra continuare a non vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti, cercheremo di aiutarla a capire il fenomeno dedicando alcune puntate del nostro notiziario a documentare casi di cementificazione in aree originariamente verdi.
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Collegamenti a siti che trattano il Progetto CORINE LAND COVER:

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